Il punto di vista dello spettatore: “Lasciami andare”

16 Ottobre 2020
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di Miki Solbiati e Noemi Stucchi

Una Venezia allagata, bellissima, d’inverno. Venezia per chi ci abita ha un ritmo differente, lontana dal caotico via-vai di come la conosciamo. L’atmosfera malinconica e romantica della città impregna ogni cosa. Al centro di tutto Stefano Accorsi, alias Marco, l’ingegnere molto spesso nei cantieri della laguna e diviso tra un’amore di ieri, un nuovo amore e la ragazza degli Alcolisti Anonimi più per gioco. In questa Venezia così suggestiva appare allo spettatore una meravigliosa Maya Sansa/l’ex moglie di Marco, Clara, bionda e sempre più bella.

Poi una vecchia grande casa veneziana con una particolarità quella di ospitare lo spirito di un bambino morto.

Da un’ambientazione fortemente connotata prende forma la storia di Marco e Clara (Stefano Accorsi e Maya Sansa) che in quella casa hanno abitato fino alla morte del figlio Leo per un incidente domestico. Passano gli anni e vediamo Marco sul punto di  diventare padre una seconda volta con la nuova compagna Anita (Serena Rossi), una serenità che verrà interrotta da una notizia agghiacciante. Perla Gallo (Valeria Golino), la nuova inquilina di casa, racconta che il figlio vede nella sua cameretta lo spirito di Leo.

Photo credits: Andrea Pirrello

Una storia capace di riaprire delle ferite nella vita di Marco per poter riportare a galla qualcosa di non detto. Alla ricerca della verità, il thriller psicologico pone degli interrogativi: si può credere agli spiriti?

I personaggi sono ben delineati, merito del cast. Bravissimo Stefano Accorsi nell’interpretare un personaggio complesso spaccato a metà tra due donne e due vite, tormentato dai legami con il proprio passato e pronto a ricominciare con un nuovo amore. Maya Sansa ricopre con istinto materno il ruolo di Clara e con la forza di una madre riesce ad accettare l’inaccettabile. Cupa e misteriosa Valeria Golino, alias Perla Gallo, calza con eleganza un ruolo ambiguo e determinante, soprattutto nel finale.

Un film giocato fino all’ultimo sull’ambiguità senza esclusione di colpi di scena.

Photo credits: Andrea Pirrello

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