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La vita davanti a sé

di Davide Foti

Pensando a La vita davanti a sé si potrebbe iniziare parlando di mille cose relative al film, ma non si può cominciare senza citare e ringraziare lei, la regina italiana, l’attrice con la A maiuscola: Sophia Loren. L’abbiamo amata in tutti i suoi ruoli, a partire da “La ciociara”, “Ieri, oggi, domani”, “Una giornata particolare”, “Matrimonio all’italiana” e via dicendo. L’abbiamo adorata anche quando non era in prima persona a recitare ma annunciava semplicemente un “The Oscar goes to.. Roberto!!!”. Ha recitato accanto a grandi attori come Marcello Mastroianni, Cary Grant e Marlon Brando, ed è stata diretta da altrettanti celebri registi.

Sophia Loren, Abril Zamora. Credits: Netflix

Sophia Loren, Abril Zamora. Credits: Netflix

Dopo 10 anni dalla sua ultima apparizione, nonostante gli acciacchi dovuti all’età e nonostante il progetto non fosse destinato al grande schermo ma ad una piattaforma digitale, è tornata a recitare nel film La vita davanti a sé, diretto dal figlio Edoardo Ponti. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Romain Gary, di cui era già stata fatta una trasposizione nel 1977 da Moshé Mizrahi, vincitore per altro come miglior film straniero. In questa versione, però, la storia si ambienta a Bari ed è resa più contemporanea.

Primo piano di Ibrahima Gueye.

Ibrahima Gueye. Credits: Netflix

Il film racconta la storia di Madame Rose (Sophia Loren), ex prostituta, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, infatti a volte è totalmente distaccata dalla realtà presa da brutti ricordi. Per sopravvivere ospita nel suo appartamento alcuni bambini, figli di “colleghe” o che hanno perso i genitori. Dall’altra parte vi è Momò, interpretato da Ibrahima Gueye al suo primo ruolo, un bambino orfano di origine senegalese, sotto la custodia del dottor Coen (Renato Carpentieri). Ha solo 12 anni ma tanta voglia di essere qualcuno: cerca rifugio nell’illegalità, tra lo spaccio e vari furti, anche per poter guadagnare qualcosa. Tra le vittime incontra proprio Madame Rose, alla quale ruba dei pezzi di antiquariato che le avrebbero permesso di pagarsi l’affitto. Il dottor Coen riesce a risalire all’accaduto sistemando le cose e, in più, chiede alla donna di prendersi carico di Momò. Lei vorrebbe rifiutare, soprattutto dopo lo spiacevole evento, ma di fronte ad un buon compenso economico si convince e accetta.

Ibrahima Gueye, Diego Pirvus sdraiati sul letto. Scena del film La vita davanti a sè

Ibrahima Gueye, Diego Pirvus. Credits: Netflix

I due sono differenti in molte cose: religione, etnia e soprattutto età. Per questo motivo la loro relazione è molto difficile e astiosa, ma hanno un grande dettaglio che li accomuna: il dolore che ha segnato la loro vita, le sofferenze e le fragilità che hanno dovuto superare. Nel passare dei minuti si accorgono di questa particolarità che li unisce, trasformando la conflittualità in una profonda amicizia.

Una pellicola che mette in mostra differenze e uguaglianze, solitudine e amicizia, denota la sofferenza di chi vive ai margini della società, ma esalta quel tratto di umanità, solidale e senza pregiudizi, che si concede al prossimo anche se non ha molto da offrire, se non il vero amore, molto raro da trovare soprattutto al giorno d’oggi.

Davide Foti, classe 1996, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera in Cinema e Video.
Appassionato di Cinema e più in generale di tutto ciò che riguarda il Video e la Fotografia.
Regista di cortometraggi, documentari, videoclip e spot pubblicitari, ma con sceneggiature nel cassetto per lungometraggi.
L’esperienza e l’elevata media di film visti all’anno, lo hanno portato a vedere le pellicole con un occhio diverso del normale spettatore, a cogliere aspetti registici e tecnici e ad avere sviluppato un proprio senso critico.
Fondatore e gestore del blog ciakline.it

 

 

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