NON SOLO CANZONETTE – EPISODIO 9

10 Ottobre 2017
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di Danilo Longano

“Perché ci tormentiamo per un albero ricurvo, quando ci sono uomini curvi a ogni angolo di strada?

…La ricchezza veste un manto di molti colori”

Cit. Véronique Tadjo “Tamburi Parlanti” – Giannino Stoppani Edizioni

 

Il disco che presento oggi mi ha permesso di scoprire il popolo Yoruba. L’influenza che la cultura di questo popolo ha avuto su Cuba è profonda e per me motivo di novità.
“Ibeyi” è una parola di origine Yoruba, tradotta in inglese “twins”. Le nostre gemelle hanno poco più di 20 anni, sono di origine afro/cubana/francese. Figlie di un noto percussionista cubano, sono cresciute tra Parigi e Cuba, fra tradizione e modernità.
Il disco è prodotto da Richard Russel e pubblicato direttamente dalla sua XL Recordings.
Ibeyi è un progetto fatto di semplicità e naturalezza. La tavola di sonorità elettroniche scaturita dalle sagge mani (e orecchie) di un veterano come Russell, s’integra con naturalezza alle armonie create dalle ragazze, che spaziano dalle influenze della tradizione cubana e africana, all’affascinante emotività tipica dell’elettronica contemporanea.
Lisa-Kaindé rappresenta la parte più intima ed espressiva del duo. Compone sul piano, scrive i testi. La sorella Naomi invece, crea tappeti percussivi ora percorrendo le orme paterne, ora giocando con i moderni ritrovati audiofili.
Il disco si chiama “Ash”, ed è un disco che aspettavo da tempo.
Non sapevo nemmeno dovesse uscire, non avevo alcuna aspettativa a riguardo, eppure al primo ascolto (capitato per caso durante le mie ricerche musicali) ho capito che era un disco che cercavo da tempo.
Melodie e tessiture armoniche apparentemente troppo semplici nascondono raffinate soluzioni. Due giovani donne consapevoli dei propri mezzi, cercano di testare le loro capacità, si mettono a confronto con il mondo musicale moderno, ma ne escono a testa alta.
Contenuti letterari di assoluta bontà, le ragazze parlano quattro lingue e il loro lavoro mi ricorda quanto a volte ci soffermiamo troppo sulle parole, sulla semantica, sul rapporto tra significante e significato e perdiamo di vista la semplicità di contenuti.

Lisa-Kaindé e Naomi raccontano esperienze personali legate al loro vissuto e ai loro ricordi, ma ci raccontano senza alcun imbarazzo, piccole verità sulla società moderna. Tematiche forti, si passa dal razzismo alla visione della donna e delle ragazze nella società.
La voce di Lisa-Kaindé è davvero unica. Ora calda e morbida, ora appuntita e tenue si slancia in soavi glissati, che terminano con un leggero vibrato davvero emozionante.Un disco di esordio cospicuo, con ben 12 tracce brevi e concise.
Si sente chiaramente il binomio che compone l’anima di ogni brano, si passa da momenti personali e riflessivi a esplosioni di ritmi tribali incandescenti. Lisa-Kaindé, pungente e malinconica, Naomi poetessa del beat da festival.
C’è spazio per la sperimentazione, mescolando ingredienti atipici quali un discorso di Michelle Obama e la frase titolo “No Man Is Big Enough For My Arms” che ossessivamente vi si contrappone, amoreggiando a ritmo di Soul e sapori Jazz. Le voci scorrono fluide in tutti i brani. Discorsi melodici ampi, sali e scendi tempestosi, piccoli accenti posti su delicatissimi particolari. Si passa dalla voce del coro Bulgaro campionato a momenti di insieme delle due sorelle. L’influenza della musica elettronica britannica dell’ultimo decennio è evidente grazie all’intervento di Russell, che sfrutta bene il predominante effetto vocale di auto tune, senza scadere nel ridicolo utilizzo tipico della musica pop, atto a mascherare difetti e anestetizzare il gusto degli ascoltatori.

La libertà creativa ed espressiva presente in lavori come questo è davvero una boccata d’aria fresca. Messaggi positivi lanciati da nuove leve, pronte a descrivere un mondo sempre più dark e pieno di contraddizioni. Non permettiamo alla società che anche i nostri sogni diventino stereotipi. Fare musica, occuparsi di arte più in generale, non vuol dire acquisire fama e gloria. Non è niente più di quello che è. Una necessità di espressione, presente a tutti i livelli.

Come cantano le Twins, siamo senza morte, Deathless, di fronte a tutti i processi di classificazione preconcetta dell’essere umano. Non c’è inizio e non c’è fine, di fronte a un essere umano che dimentica che l’appartenenza etimologica ad una sola razza, non è solo un paradigma letterario, ma piccola grande verità.

L’aumentare delle divisioni e delle differenze può solo creare un alone di sofferenza e paura tra le persone, ma noi siamo senza morte appunto, in un ciclo unico che rappresenta la vita in ogni sfaccettatura.

Lascio il compito alle sorelle di stuzzicare la vostra mente, le mie d’altro canto sono solo parole, che senza la musica perdono potere e valore.

Alla prossima puntata!

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