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Nonna Carla

Nonna Carla

di Noemi Stucchi

Nonna Carla è Carla Ovazza, una donna forte. Radicata nell’alta borghesia torinese ebraica, si trasferisce a New York durante la Guerra dove sposa in prime nozze Jean Paul Elkann, padre dell’autore. Poi Parigi, il secondo matrimonio con Guido Barba Navaretti, il rapimento e il riscatto che l’ha vista protagonista dei fatti di cronaca degli anni Settanta.

In questo libro la conosciamo solo come la Nonna Carla, una donna che affronta l’ultima sfida della sua vita terrena tra i letti di un ospedale.

Dal pubblico al famigliare, di pagina in pagina Alain Elkann accompagna il lettore in questo viaggio fatto di speranza e accettazione.

A differenza dei suoi racconti brevi come Hotel Locarno, Una giornata e Adriana e le altre, con Nonna Carla siamo di fronte a qualcosa di più intimo come le pagine di un diario. Rimane ben visibile la cifra stilistica dell’autore e l’eleganza formale: poche parole per descrivere situazioni quotidiane. Spesso le pagine iniziano con l’indicazione del luogo in cui si trova l’autore e cosa sta facendo, i pensieri trovano così forma nella pratica di tutti i giorni.

Il libro è breve, ma le poche pagine raccontano un tempo sospeso e incalcolabile come quello dell’attesa.

Dal diario personale al racconto universale, un tabù come la morte viene affrontato in tre capitoli distinti per fotografare tre attimi: il poco prima, l’accaduto e il dopo.

Nella prima parte intitolata “Nonna Carla” le pagine del diario si susseguono di giornata in giornata. La scrittura nasce da un’esigenza concreta di mettere per iscritto pensieri ed emozioni che trovano sfogo attraverso le pagine di un diario. A pagina 14 leggiamo: «La nostra vita è sospesa, i nostri nervi resi fragili da un’impotente e lunghissima attesa.» Scrivere serve per attraversare il dolore e tracciare un percorso condiviso; le vicende raccontate riguardano i famigliari e le persone legate nell’affetto per Carla.

«La sua malattia ha creato una situazione curiosa nella mia vita, come quelle anche di Guido e di Giorgio (fratelli). Per ognuno di noi, pur se in modo diverso, la malattia della mamma è diventata il punto centrale, il perno attorno al quale ruotano le nostre vite» (p. 42)

Mi è rimasta impressa un’affermazione, lapidaria e sincera.
«Montanelli ieri mi ha detto: “Non so cosa augurarti”.»

In queste pagine si parla di alti e bassi, di speranza e accanimento terapeutico, anche di fede.

La seconda parte si intitola “Una morte annunciata” ed è l’attimo in cui tutto ciò accade, che tutti attendono e a cui nessuno però è mai pronto per davvero.
Il capitolo inizia così, senza giri di parole: «Alain, è morta la mamma (p. 69).»  Un attimo che descrive una situazione nel presente e che apre uno spiraglio sul passato, la possibilità per l’autore di guardare indietro e poter raccontare i personaggi che compongono il quadro collettivo famigliare. Sono descrizioni profonde e intense come quella di un figlio per sua madre, allo stesso tempo anche quelle di un padre per i suoi figli.

In questo momento Alain si mostra come genitore, raccontandosi a sua volta come figlio. Chi era sua mamma? Il capitolo diventa una parentesi per raccontare il rapporto con sua madre, senza filtri, in modo sincero.

La terza parte, «Dieci anni dopo» , mette una distanza necessaria all’osservazione per poter raccontare ciò che è rimasto con la convinzione che chi se ne va non ci lascia mai per davvero. Dopo qualche anno, la scrittura ha avuto il tempo per rendersi più riflessiva e composta.

Gli oggetti intrisi di affetto che vengono lasciati a chi rimane raccontano inevitabilmente una presenza. Nella storia di Carla c’è una casa, Villa Ovazza, un posto dove stare insieme.

«Una casa che ha sempre accolto, ospitato chi ne aveva bisogno, oltre ad averci dato un legame con una città che è la nostra città: Torino.»  (p. 106) Una casa in cui la vita continua.

È curioso vedere come la mamma dell’autore in questo titolo diventa soprattutto la Nonna Carla.  Una donna che è stata un pilastro per l’autore, così come per i figli dei suoi figli.

E così come Alain Elkann, ormai nonno, aveva dedicato un libro come Adriana e le altre ai propri nipoti, questo libro è dedicato ai suoi figli Jaki, Lapo e Ginevra che ritrovano in Carla Ovazza una nonna speciale.

Nonna Carla

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