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Hotel Locarno

Hotel Locarno

di Noemi Stucchi

Per raccontare la trama di questo libro potremmo iniziare da due punti.
Il primo parte da qui: un autore di romanzi ha tanti personaggi ma nessuna storia per il suo libro e si rivolge a un analista in cerca di un’ispirazione perduta. Di pagina in pagina, i due impareranno a conoscersi come amici e le loro vicissitudini, portate sullo stesso piano di racconto e di ascolto, entreranno a far parte dello sviluppo narrativo.  Seguiamo il rapporto paziente e analista mischiarsi con la creazione del romanzo. Nella vita dell’analista ci sono tutti gli spunti per una buona storia, piccole ispirazioni per i personaggi del racconto che iniziano a muoversi e a confondersi con la realtà.

In parallelo, potremmo iniziare a parlare di Michael e Gloria, non altro che i due personaggi del libro che deve essere ancora scritto.

Lui, Michael Dufay, è un famoso critico d’arte alla costante ricerca del Bello e della donna ideale. Si è già innamorato e nel suo passato troviamo due donne molto diverse tra loro, Gabriela e Daisy. Sembra che Michael Dufay si sia stancato di queste donne e delle relazioni, ma ha ancora voglia di rimettersi in gioco. Se ne rende conto sfogliando il Financial Times quando si imbatte nell’annuncio di Gloria. A cercare un po’ di compagnia è una vedova di bell’aspetto, appassionata di opera lirica con tanta voglia di viaggiare.

Conosceremo Gloria tra qualche pagina, ma la guardiamo con gli occhi di Micheal: «Doveva trattarsi di una creatura romantica, una sognatrice dall’indole avventurosa. Di certo era una donna coraggiosa, diretta. Non era facile esporsi così, con un annuncio sul giornale. Gloria possedeva senz’altro il gusto dell’azzardo». (p.51)

Così risponde all’annuncio con una cartolina. Siamo a Roma e il lettore sta per assistere a un tanto atteso primo appuntamento al buio:

«Gloria era riuscita a convincere Michael che il luogo migliore per incontrarsi sarebbe stato un caffè e avevano scelto il Rosati, in piazza del Popolo. Lui era sceso all’Hotel Locarno, lei all’Hotel d’Inghilterra». (p.78)

Il titolo “Hotel Locarno” si riferisce a un dato importante: il dove dell’incontro. Come sempre, riconosciamo nella connotazione dei luoghi la cifra stilistica di Alain Elkann.

I due personaggi si trovano a pochi passi l’una dall’altra, eppure non possono che essere così distanti nella propria camera d’albergo. L’Hotel Locarno e l’Hotel d’Inghilterra sono mondi che forse non si incontreranno mai.

Se avete letto anche Una giornata e Adriana e le altre dello stesso autore, è possibile leggere tra le righe un filo conduttore. La storia prende sempre forma a partire dai protagonisti che vengono descritti con pochi aggettivi in situazioni reali e concrete.

L’impianto narrativo segue un doppio filone e l’intreccio si muove tra due livelli di finzione raccontando da una parte la vicenda dell’autore con l’analista, dall’altra quella dei personaggi di un libro in divenire. Ad essere centrale è lo stile e la trama in fin dei conti è semplice, a volte prevedibile, come lo è la vita; ma sempre in grado di ribaltamenti e prove inaspettate.

In uno scambio di battute tra romanziere e analista leggiamo:

«Sì, ma ho l’impressione che sia tutto così melenso, trito, una storia già detta mille volte.»
«Dipende. Nessuna storia è di per sé straordinaria o banale, conta come la si scrive. (…)» (p. 29)

Quanto l’arte della scrittura prende dalla vita e quanto della propria vita c’è nell’arte?
L’arte è una questione di felicità?
Forse non importa, perché anche un personaggio di finzione come Gloria «Suonava male, lo sapeva, ma la musica era l’unica cosa in grado di consolarla». (p.72)

La storia d’amore di Michael Dufay, Gabriela, Daisy e Gloria non fa altro che rivelare una parte del carattere del nostro protagonista che scopre un pezzo di sé nel riflesso sempre diverso della donna amata.

Stiamo pur certi che il nostro protagonista ci riserverà un bel colpo di scena, con un’inversione del punto di vista. Come Alain Elkann non nasconde sin dall’inizio, si tratta di una ricerca continua che non può che risolversi con un finale brusco e risolutivo, forse il migliore per il nostro Michael Dufay che avrà finalmente il coraggio di specchiarsi e guardare se stesso.

Il romanzo, così come il percorso dell’autore, trova conclusione. I ruoli tra paziente e analista vengono ristabiliti, si riparte da capo. Forse non sarà l’inizio di un nuovo romanzo, ma quel che è certo è che ci sarà una nuova pagina ancora da scrivere.

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