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Recensione di “Crimini D’Amore” di Daniela Missaglia

27 Aprile 2019
3.934 Views
di Guido M. Locati

“Crimini D’Amore” è il nuovo, molto apprezzato, libro di Daniela Missaglia, avvocato matrimonialista. Il sottotitolo è “Il confine tra lecito e illecito nei sentimenti”. L’oggetto del libro, infatti, non è una classificazione dei comportamenti tipici dello stalker, o una trattazione della violenza dal punto di vista giuridico, ma è un’analisi approfondita e storicamente documentata dei rapporti di coppia. Ovvio, delle relazioni che hanno qualche cosa (per usare un eufemismo) che non va. Il volume è, secondo noi, soprattutto un ottimo manuale di psicologia “pratica”, chiaro e leggibile da chiunque. Ci aiuterà infatti a comprendere la dinamica di un rapporto malato, a riconoscerne i segnali, spesso evidenti a tutti, tranne che ai protagonisti. Troppo labile nei rapporti sentimentali è il confine tra il lecito e il non lecito, tra l’amore e il “malamore”. In un capitolo della seconda parte del libro viene detto: “La verità è che il malamore è subdolo, ti rimane dentro, e serve tempo per ricostruirsi”.
Nella seconda parte, infatti, vengono descritti casi reali. O meglio “un caleidoscopio di realtà mescolate alla libertà di immaginare altri finali…”. E non si tratta, purtroppo, di realtà romanzesca. Il lettore avrà la sensazione di venire catapultato in una fiction. Un essere umano degno di questo nome, non potrà che provare via via incredulità, rabbia e indignazione. Ma procediamo con ordine.
Nella prefazione c’è già, in nuce, tutto. Si parla di donne molestate senza avere la consapevolezza di esserlo, restie a parlarne, convinte di meritarsi la violenza del partner. (“É colpa mia. Solo colpa mia… Lui era un uomo gentile che aveva reagito a una mia provocazione”. Questo ripeterà una ragazza massacrata di botte dal compagno alla poliziotta che la interroga).

“Ci s’innamora sempre di qualcuno che pensiamo di poter guarire e poi, regolarmente, ci ammaliamo”.

Donne prive di autostima, incapaci di volare da sole. Umiliate e offese. Dipendenti affettive. Preda di uomini narcisisti o, addirittura, psicopatici.
L’autrice ci mette subito in guardia: anche “zittire la propria compagna…, solo perché non la si tiene in alcuna considerazione, è una forma di violenza spesso intollerabile”. E un messaggio da ricordare: zittire gli altri è una questione di potere. Il problema è che ” la relazione d’amore, dopo una prima fase di passione si trasforma in un legame dove uno si adatta all’altro, con tutte le conseguenze del caso… e dall’amore si passa a un sentimento non più sorretto da sani pilastri di equilibrio e compartecipazione, ma strutturato da blanda sopportazione, declinata in tutte le sfumature dell’odio e del dolore fino ad arrivare alla rabbia…che infine si sprigiona fino alle estreme conseguenze”.
L’autrice ci ricorda l’attrazione che l’essere umano prova verso il male. “L’eterna dicotomia tra bene e male governa le nostre scelte…ma se il bene è una conquista, il male funge da calamita… e finisce spesso per prevalere nell’inconscio, condizionando le nostre azioni”. Già Freud parlava di coazione a ripetere, ossia la reiterazione di comportamenti che provocano sofferenza nell’illusoria convinzione di controllarli. Importante la precisazione della Missaglia: “Non siamo puri, anche se facciamo ogni sforzo per descriverci come parte lesa e vittime innocenti”. In realtà, appunto, “spesso ci siamo messi da soli in questa situazione, proprio in forza di quella seduzione maligna che ci ha guidato all’origine della scelta.” E questo spiega perché le vittime non abbiano il coraggio di troncare prima il rapporto malato. La risposta è sempre: “Sentivo che aveva bisogno di me, credevo che sarebbe cambiato”. Posizione infantile, ingenua, e anche un pizzico superba. E non si creda che questo tipo di reati accadano in Italia più che in altri Paesi. A sorpresa appendiamo invece che le Nazioni in cui la violenza contro le donne è più comune sono quelle del Nord Europa.
La Missaglia ci mette opportunamente in guardia dai rischi del multiculturalismo. Il problema è la compatibilità fra certi sistemi di valori, da un lato, e i nostri ordinamenti giuridici. Un esempio per tutti: “Sulla stampa di inizio ottobre 2018 si leggeva per esempio la tragicomica difesa di quello straniero che, davanti al GUP di Padova, ha candidamente ammesso di non sapere che, in Italia, costituisce reato il picchiare la moglie”. “É inutile negare l’evidenza…nel multiculturalismo si insidia il rischio concreto di una compromissione dei pilastri non negoziabili della nostra tradizione repubblicana e, prima ancora, giuridica”. A proposito di quest’ultimo punto, la Missaglia fa opportunamente cenno alla stato attuale della legislazione contro la violenza. Non solo in Italia, ma nel resto d’Europa e in America. Scopriamo per esempio che nel Regno Unito vige un modello “tipicizzato”, nel senso che vengono elencate in modo dettagliato tutte le ipotesi di violenza sessuale. La Svezia ha approvato una legge che ha dato rilievo centrale al consenso, prevedendo che debba essere manifestato o “verbalmente” o “fisicamente”. E da noi? Persiste un modello vincolato: l’articolo 609 bis del codice penale si basa sul concetto di “costrizione” e “induzione”, che, nonostante presupponga la mancanza di consenso, mai ne fa cenno in senso proprio.

“Oggi, per la Suprema Corte, il consenso al rapporto sessuale deve essere pacifico e non deve subire interruzioni, perché riguarda una sfera soggettiva in cui sono tutelate la libertà di ciascuno e ciascuna”.

A dir poco inquietante, invece, la nuova normativa apparsa in Francia. I nostri cugini d’Oltralpe non hanno previsto un’età minima per il consenso a un rapporto sessuale, con la conseguenza che si chiederà alla vittima (anche se è un bambino!) di dimostrare la mancanza di consenso all’atto sessuale. Dure le parole della Missaglia: “Laddove un ordinamento giuridico non sia in grado di tutelare i suoi protagonisti più vulnerabili, i minori, si espone alla barbarie di un relativismo culturale nichilista che svuota la vita di ogni valore”. La sua indignazione è la nostra.
Non abbiamo qui la possibilità di riassumere tutti i casi reali narrati nella seconda parte del volume, e non lo riteniamo nemmeno opportuno. Invitiamo il lettore a leggere e rileggere queste pagine. Perchè nulla di quanto è scritto appare superfluo.
E, per chiudere, ci vengono in soccorso le parole di Primo Levi: “Meditate che questo è stato”.

Autrice: Daniela Missaglia
Libro: Crimini d’Amore
Sottotitolo: Il confine tra lecito e illecito nei sentimenti
Editore: Cairo
Pagine: 190

Daniela Missaglia, (avvocato matrimonialista e cassazionista, è specializzata in Diritto di famiglia e in Diritto della persona. Grazie alla sua pluridecennale esperienza è spesso ospite in trasmissioni televisive sulla Rai e Mediaset. Con i suoi pareri legali interviene anche su giornali e network radiofonici. Ha pubblicato Scarti di famiglia (Rizzoli, 2012), Un avvocato per amica (Cairo, 2013), La chimica della violenza (Controcorrente, 2014), Ingiustizia familiare (Cairo, 2018) e, in collaborazione con Vera Tagliaferri, Le unioni civili dopo i decreti di attuazione (Giuffré, 2017).

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