Stefania Carrozzini e la sua MyMicroGallery

10 Ottobre 2016
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di Erika Lacava
Stefania-Carrozzini-nella-sua-MyMicroGallery

Stefania Carrozzini nella sua MyMicroGallery

Stefania Carrozzini mi viene presentata da un amico artista come gallerista intraprendente e di altissima qualità. Quello che più mi incuriosisce di lei è lo spazio: 6 metri quadri di galleria ritagliati nella sua abitazione.

Vado a trovarla nella sua MyMicroGallery in via Boccaccio 24, a Milano, e mi trovo di fronte una donna sorridente, dagli occhi vivaci e dall’aria intellettuale. Mi accoglie subito sfornando nomi, anni, esperienze da lasciarmi senza fiato. Dopo varie collaborazioni in studi di architettura, Stefania Carrozzini diventa giornalista nel 1994. Per 15 anni è redattrice per D’Ars, la rivista d’arte e cultura visiva fondata nel 1960 e diretta dal 1984 da Pierre Restany. Ha lavorato con redattori del calibro di Ugo La Pietra, architetto e desiger di fama internazionale, Francesca Alfano Miglietti, apprezzatissima critica d’arte, Pierluigi Capucci, docente universitario. Nel 1996 è inviata per D’Ars a New York con la totale gestione del servizio “International Exhibition Projects” (IEP) da lei fondato e diretto fino al 2007. Organizza mostre ed eventi all’Istituto Italiano di Cultura a Berlino, New York e San Francisco. Del 2002 è la mostra itinerante dedicata a Giorgio Strehler “From stage to canvas” approdata come ultima tappa al Teatro Strehler di Milano e nello stesso anno diventa pubblicista a New York per la rivista New York Art Magazine. Dal 2003 al 2007 Stefania Carrozzini dirige la Galleria CVB “The Carrozzini Von Buhler Gallery”. Vive e lavora tra Milano e New York, con frequenti spostamenti a Londra, Berlino, l’Europa tutta, la Cina, il Canada…

Il 2008 è l’anno della svolta. Ormai da tempo Restany le aveva lasciato piena autonomia organizzativa e decisionale. Viaggiava all’estero, soprattutto a New York, per incontrare gli artisti e organizzare gli eventi. I tempi erano maturi per una gestione autonoma della sua attività professionale. Così decide di lasciare la sua abitazione sopra gli uffici di D’Ars per trasferirsi nell’attuale casa di via Boccaccio. Una casa che, per puro caso, aveva una stanza in più.

Il pavimento era nero, come quello della redazione di D’Ars. La stanza era un cubo con le porte su due lati, che la facevano sembrava isolata dal resto della casa, uno spazio a sé, estraneo, quasi alieno, precipitato lì per caso da un’altra dimensione. Sembrava che il destino avesse già scritto la sua futura destinazione d’uso: galleria d’arte.

 

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Gli spazi di MyMicroGallery

Naturalmente ci sono gallerie più grandi, con una vetrina aperta al pubblico, di passaggio. Per vedere le opere della MyMicroGallery si devono salire le scale, e non si può sbirciare discretamente dai vetri e dire “torno un’altra volta”. Per vedere una mostra alla MyMicroGallery si deve per forza suonare, e incontrare la gallerista, e proprietaria di casa, in questa sua doppia veste. Un rapporto che si ascrive da subito alla sfera del privato e del personale, sfera che si tende spesso a evitare nascondendosi da una parte (quella del gallerista) dietro a una scrivania, un soppalco o una stanza a latere, e dall’altra (quella del pubblico) dietro a un educato e discreto “Grazie, arrivederci” come in un qualsiasi negozio di generi alimentari. Con Stefania Carrozzini l’incontro invece è obbligato e, a discrezione di ognuno, il dialogo e il confronto sono auspicati. Perché l’arte è da sempre la sua vita, e non avrebbe potuto fare altro che portarsela a casa.

Da Restany ha tratto grande insegnamento. Le ha insegnato come affrontare un testo o un artista senza paura di dire la verità, seguendo l’istinto senza basarsi su cosa hanno scritto gli altri critici prima di lei. Restany era un grande amico di Kleine. Nel suo scritto a lui dedicato, “Il fuoco nel cuore del vuoto”, Restany ci insegna l’intelligenza del cuore, la parte giusta che dobbiamo seguire, senza dare ascolto gli aridi sistemi dei cattedratici. Alla domanda “Come sono i critici oggi, a confronto con Restany?” risponde sicura: “Venduti al sistema. Il critico è un personaggio pubblico che, se va alle mostre, lo fa solo per presenzialismo”. “Restany invece era una persona ispirata, in contatto, in connessione diretta con la verità”. Stefania Carrozzini ha raccolto questa grande eredità, un modo di pensare artistico, non didascalico, in contatto diretto con l’arte. “L’arte è una missione in cui etica ed estetica sono fuse insieme”.

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Monique Lovering, “The Journey Home”, 2013

Per Stefania Carrozzini il curatore ha un grande ruolo, quasi morale, una missione di sostegno agli artisti. Come una sorta di Socrate dell’arte, il curatore deve mettersi accanto al lavoro di un’artista e aiutarlo a guardarlo dalla giusta distanza, selezionando, analizzando e valorizzando i suoi aspetti migliori. Il curatore aiuta l’artista a crescere, a partorire la sua propria “verità” come Socrate, con la maieutica, la faceva partorire ai suoi allievi semplicemente con la domanda, l’interrogazione incalzante che svela le falle logiche del discorso portando l’allievo a discriminare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Stefania Carrozzini per gli artisti svolge il lavoro di coaching: li sceglie con un attento lavoro di ricerca sul web e confessa che, senza questo strumento, oggi non potrebbe lavorare. Li cerca in tutto il mondo e li contatta personalmente quando trova in loro una qualche scintilla. Oggi capita spesso, naturalmente, che siano gli artisti a cercare lei.

Una formazione nella vecchia scuola “analogica” della carta stampata e, oggi, l’utilizzo a tutto tondo del web fanno di Stefania Carrozzini una donna dalle vedute ampie, dalla curiosità mai paga e dallo spirito fresco e giovanile. Nata da padre musicista e mamma stilista, con il suo diploma al liceo artistico e la laurea in Scenografia lavora giovanissima come restauratrice d’arte alle formelle di Santa Maria delle Grazie e del Duomo di Monza, per la bottega del prof. Cagliari, lo stesso maestro della restauratrice Pinin Brambilla Barcilon a cui è affidato nel 1999 il restauro del Cenacolo di Leonardo. Da appassionata di fotografia si dedica a quest’arte per poi abbandonarla per la scelta del collage. Alcune copertine dei cataloghi di MyMicroGallery sono sue opere e quasi tutte le foto ai lavori degli artisti sono sue. “La creatività è la mia natura”, declinata in varie forme. È lei a scegliere la veste grafica del catalogo, oltre a scriverne i testi. E in questo ha una grande profondità di analisi, una grande poesia espressiva.

La prima mostra è del 2013, una personale dell’australiana Monique Lovering che presenta il progetto “The Journey Home”, un lavoro che, in sintonia con lo spirito“nomade” di Stefania Carrozzini, si interroga sulla casa, sul sentirsi a casa in altri Paesi rispetto alla terra d’origine. Una mostra fatta dei colori della terra, a cui si appoggiano esperienze ed emozioni.

Segue la straordinaria mostra dell’artista finlandese Helena Kaikkonen, “Il respiro della foresta”, una mostra in cui natura e cultura si intrecciano. “Una lenta e prolungata inspirazione di giorno e una lenta espirazione di notte”. Una riflessione sul sacro rappresentato nei termini della foresta finlandese come luogo di riflessione e di pace interiore. Un lavoro poetico e profondissimo che Stefania Carrozzini riesce a cogliere e mostrare in poche opere.

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Helena Kaikkonen, Il respiro della foresta, 2013

 

Al momento della mia visita in galleria, sono in mostra i lavori fotografici di Paolo Nicola Rossini, “In Black”. Un artista incontrato alla sua mostra alla Banca Intermobiliare, che fa scatti anche a colori. Ma Stefania Carrozzini opera la scelta del nero e, da appassionata di aviazione, predilige le prospettive aeree ardite, i paesaggi, gli orizzonti che diventano irriconoscibili nel loro essere colti nel lato essenziale, al limite dell’astrattismo dei bianchi e neri fortemente contrastati. Una mostra delicata e raffinatissima che riconferma l’ottimo gusto estetico della curatrice. Una mostra che ha voluto allargarsi, come altre nel tempo, oltre gli spazi della MyMicroGallery e ha invaso con qualche opera l’ingresso di casa Carrozzini.

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Paolo Nicola Rossini, “Black Sea”, 2016

Molte delle mostre della MyMicroGallery sono itineranti. Stefania collabora stabilmente con l’Onishi Project, a Chelsea, nelle vicinanze di Gagosian. Tra i suoi appuntamenti prossimi c’è la curatela della personale di Gio Sciello a Londra, alla Camden Image Gallery, altra galleria con cui la Carrozzini collabora frequentemente e con cui ha realizzato a Marzo la collettiva “Personal Landscapes”, a cui ha partecipato anche Gio Sciello. Lo stesso artista sarà presente a Milano presso MyMicroGallery nella collettiva “The Heart Beat of the Mother Heart”. Una mostra sull’”accelerazione cardiaca” del pianeta Terra. “Concepita apparentemente come un incontro di cosmologie personali, la mostra mette in scena la sfida costante degli artisti di trovare il punto di connessione tra il Sé e l’universo, il soggettivo e il collettivo, e invita a riflettere sul punto di contatto tra noi e il Tutto, a costruire un luogo di vera appartenenza che ha nell’arte e nella creazione il suo punto vitale” (dal catalogo della mostra, testo di Stefania Carrozzini).

All’inaugurazione, Giovedì 6 Ottobre, sarà presente un compositore che accompagnerà la serata con i suoi pezzi. Un’occasione imperdibile per conoscere MyMicroGallery e Stefania Carrozzini.

Dopo un pomeriggio di chiacchiere, Stefania Carrozzini mi ricopre di cataloghi e cartoline di invito, e io le lascio la promessa di tornarla a trovare nello splendido spazio di casa sua, un buco nero per l’arte che accoglie e contiene, non si sa bene come, una quantità impensabile di energia.

Dalla descrizione della galleria da parte di Stefania Carrozzini: “MyMicroGallery è uno spazio abitativo/espositivo di Stefania Carrozzini riservato agli artisti di tutto il mondo e destinato ad accogliere idee senza confini, un luogo fisico e virtuale per progetti e confronti dove gli artisti sono gli assoluti protagonisti”.

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