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A Milano una moda senza confini

23 Settembre 2019
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di Eleonora Attolico

“I miei stracci”: li chiama così Antonio Marras descrivendo la collezione Primavera-Estate ispirata a un incontro immaginario tra un pastore sardo e una principessa giapponese. Il messaggio dietro a questa favola è la contaminazione. L’abbattimento di qualsiasi frontiera in nome di una moda sempre più internazionale. Prova ne è che, a Milano, sono numerosi i designer stranieri che lavorano per aziende italiane: il britannico James Long per Iceberg (una collezione caramellata in scena ai Bagni Misteriosi vicino a Porta Romana), Moschino con al timone l’americano Jeremy Scott (una stravaganza ispirata ai quadri di Picasso), gli inglesi Paul Andrew da Ferragamo e Ian Griffiths da Max Mara. Anteprima, un brand con abiti portabili e contemporanei è realizzato dalla nipponica Izumi Ogino. Cita in cartella stampa la Cuba di Ernest Hemingway: “Havana, sorriso lucente che allontana ogni tristezza dove le culture si intrecciano, ecco la felicità”.

Nel primo giorno di sfilate due designer pieni di estro. Arthur Arbesser e Alessandro dell’Acqua con la sua linea Numero 21. Il primo si riallaccia proprio a una moda senza barriere ispirandosi alla nonna, emigrata dalla Transilvania, a cui dedica la collezione. In pedana abiti stampati abbinati a zoccoli di tutti i colori. Racconta: “Era nata a Siebenbuergen, nell’attuale Romania. Ha vissuto in una Europa piena di confini, divisa da guerre. Era un continente straziato. Nonostante la tragedia amava le belle cose, snocciolava ricordi romantici e non perse mai il senso dell’umorismo”. In quanto a Alessandro dell’Acqua ci racconta un gioco di maniche aperte, di completi stampati, di volumi innovativi. Tra il pubblico si riconosce Amanda Lear.

Tra le sorprese della settimana, il lavoro di Francesco Risso da Marni. Sovrapposizioni di tessuti, forme tagliate e assemblate in pennellate di colori. La scenografia è una giungla di plastica riciclata in un inno alla Natura da preservare. È jungle anche il vestito di Jennifer Lopez da Versace, cinquant’anni e non sentirli. Rimarrà negli annali al punto che in rete gira già da ieri la stessa foto ritoccata che la vede davanti a un gruppo di attivisti di “Fridays for Future”. Stesso tema verde tra palme e liane anche sulla passerella di Dolce & Gabbana con vestiti animalier, turbanti alla Carmen Miranda e bustini femminili pieni di allegria.

Milano sempre più glamour e eco-friendly come dimostra il green carpet alla Scala di domenica sera. Premiati François-Henri Pinault presidente del gruppo Kering, Valentino Garavani alla carriera ma anche Stella Mc Cartney, Gildo Zegna e Elia Maramotti per Max Mara. Davanti al teatro è nata una vigna ispirata a quella di Leonorado da Vinci. La città ha mostrato location mozzafiato. Splendida la scelta di Marco de Vincenzo di sfilare alla Darsena sul Naviglio con una collezione ispirata ai colori dell’arcobaleno. Una delle più interessanti viste questa settimana per lo studio sui materiali e le linee allungate. In quanto a Miuccia Prada non delude mai. I cappotti ricamati a foglia, le linee semplici, i mocassini dalla punta quadrata in nome di un neo-minimalismo che la premierà. Sottrae parecchio anche Alessandro Michele da Gucci. Su un tapis roulant che fa da passerella escono pezzi sartoriali tra giacche, pantaloni, abiti e camicie. Qualche dubbio sul buon gusto della borsa con la scritta Gucci Orgasmic.

Due che di sesso ne hanno fatto parecchio, come si evince dalla canzone “Je t’aime moi non plus”, sono Serge Gainsbourg e Jane Birkin a cui Angela Missoni dedica la collezione. Marito e moglie si scambiano i vestiti. Chic la collezione disegnata da Veronica Etro che opta per una sfilata al Conservatorio Giuseppe Verdi con le sue piratesse anni ’70. Chi dovesse capitare dalla Bice, il ristorante di via Borgospesso, troverà tovaglie e segna posti griffati Etro. Giorgio Armani, per parte sua, riporta stampa e compratori in centro, presentando la prima linea in via Borgonuovo. Tailleur pantaloni e abiti lunghi evanescenti. Poesia pura. Eleganza da gran sera Made in Italy (e ci tengono a specificarlo da Ermanno Scervino) con belle giacche e abiti ricamati.

Raffinata la prova di Luisa Beccaria nel cortile del palazzo di via Palestro. Le modelle sembrano uscite da un romanzo di Francis Scott Fitzgerald. Giocano a volano. Romanticherie estreme da Blumarine dove Anna Molinari sentenzia: “La più alta forma di eleganza è la gentilezza”. Solare la prova di Silvia Venturini Fendi che, per la prima volta, disegna la collezione senza Karl Lagerfeld scomparso in febbraio. Il sole come fonte di vita e di rinascita con la tavolozza dal rosso all’ocra e una serie di stampati su borse, scarpe e abiti di sicuro successo.

Notizia del weekend è invece la ripresa dei disordini a Parigi che si appresta ad ospitare la Fashion Week, considerata la più importante al mondo, ma Milano si difende. Non è un caso se il colosso del lusso francese LVMH ha allestito davanti a Palazzo Reale una mostra dedicata a Louis Vuitton. Gratuita e visitabile per un mese. Chi entra conoscerà la storia del famoso valigiaio ma anche l’evoluzione della griffe nell’arte del viaggio. Dal baule da piroscafo allo skateboard. Altro segno di buona salute della città è l’apertura o il restyling di una serie di negozi. Inaugurano Tod’s in via Montenapoleone e John Richmond in via Ponte Vetero, si rifanno il look Dolce & Gabbana in via della Spiga e Patrizia Pepe in via Manzoni.

Vendere resta un imperativo? Si parla piuttosto di comprare meno e scegliere capi di qualità. I filati naturali come il cotone, il cashmere e la seta si riciclano meglio. Il nemico è il poliestere derivato dal petrolio usato spesso dai giganti del fast fashion. I capi devono durare a lungo: non a caso torna in auge, soprattutto tra i Millennials, il vintage di alta gamma. Prova ne è il successo economico di portali come Vestiaire Collective e Rebelle. Tutto il sistema moda vive una trasformazione epocale. Se la parola d’ordine oggi è sostenibilità, sono in pochi ad aver capito di cosa si tratta esattamente. Alle fiere di settore come “White” e “Super”, creativi e manager ci tengono ad utilizzare e mostrare tessuti riciclati, eco-friendly ma il precipizio è vicino. L’abbigliamento è al secondo posto nel settore delle industrie più inquinanti. Il 20% dell’inquinamento globale delle acque dolci proviene da trattamenti tessili e dalle tinture. Per saperne di più vi consigliamo di vedere il programma di Riccardo Iacona, andato in onda su Rai Tre il 9 settembre. Si intitola “Panni sporchi”. Stracci, appunto, ma non quelli che dice Marras.

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