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Croce e delizia

20 Marzo 2019
339 Views
di Marta Dore

Croce e delizia è la caratteristica principale che definisce il personaggio di Tony (un delizioso Fabrizio Bentivoglio), un ricco commerciante d’arte, raffinato e molto dandy, dal passato godereccio e serenamente promiscuo che gli ha lasciato ricordi di eroiche avventure erotiche, ma anche due figlie coetanee nate da due donne diverse. Tony, a 60 anni, sempre fascinoso, fortemente narciso ma anche più saggio, si innamora di Carlo (uno splendido e intenso Alessandro Gassman), pescivendolo, uomo di popolo verace e sincero, buono e puro, vedovo, padre di due figli, con una famiglia tradizionale e unita.
I due, che si frequentano in segreto da più di un anno, decidono di sposarsi e convocano le rispettive famiglie nella bellissima villa a strapiombo sul mare di Gaeta che appartiene a Tony per fare l’annuncio di questo amore inaspettato che ha sconvolto le loro vite. Da questo annuncio si dipana la trama di un film corale, perché tutti i personaggi che ruotano intorno a Tony e Carlo hanno un ruolo importante e ben delineato nella dinamica della storia. La famiglia del primo, radical chic e intellettuale, dalla mentalità aperta per definizione, accoglie la notizia con un certo divertimento. Tutti a parte Penelope (Jasmine Trinca), una delle due figlie di Tony, quella che più ha sofferto a causa di un padre decisamente più concentrato su di sé che sulla cura delle sue bambine. Sotto choc, invece, il figlio grande di Carlo, Sandro, canotta e capelli ossigenati, la moglie incinta del loro secondo bambino, un ragazzo buono e intelligente, semplice e leale, che non si capacita dell’improvvisa e del tutto inaspettata omosessualità del padre. In questa giostra di personaggi i temi del film diventano molteplici: non solo l’omosessualità e la sua accettazione così sofferta ancora oggi, ma anche le relazioni familiari, che come la fai sbagli, i tic tipici dei diversi gruppi sociali, che emergono ancora più forti dal confronto.

Croce e delizia, regia di Simone Godano, è una commedia riuscita, si sorride e si ride molto, spesso anche di noi stessi nel riconoscersi in alcune delle situazioni rappresentate, in alcuni pregiudizi stupidi. È una commedia che gioca con gli stereotipi – tanto in voga adesso – dei radical chic e del “popolo”, e lo fa in modo intelligente, con grande ironia e grazia. È una commedia, ma tutt’altro che superficiale: tutti i personaggi più importanti, da Carlo a Penelope, da Sandro a Tony sono complessi e ricchi di sfumature, merito degli attori, bravi e ben diretti, ma anche di una scrittura di qualità, che ne esalta le parti comiche, senza mai dimenticare di dare spessore alla loro umanità. Perfino ai personaggi minori, come la sorella parigina di Penelope o il figlio piccolo di Carlo, sono dedicati momenti in cui acquistano una maggiore profondità.

Non ci sono personaggi cattivi, e anche dove le azioni compiute non sono lodevoli, la sceneggiatura mostra le motivazioni che ne spiegano le origini, portandoci a voler bene a tutti quelli che appaiono sullo schermo. Anche Tony, delizioso ma terribilmente egoista, croce e delizia appunto, è un personaggio che si fa amare, basta accettarlo così com’è. Perché poi è questo il punto del film: l’accettazione degli altri così come sono, con le loro virtù e i loro difetti, con le loro passioni, anche quando non le condividi. “Se a te il mio amore fa schifo, è un problema tuo, non mio”, urla Carlo al figlio che non riesce a rassegnarsi alla scelta omosessuale del padre. Così è. E conviene, come ci invita a fare Tony, “lasciarsi sorprendere ogni tanto dalla vita, che è bello” piuttosto che giudicare sempre e sempre, rinchiudendosi dentro una gabbia che rende il nostro mondo piccolissimo.

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