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Dante

Dante

di Francesca Bianchessi

Dante di Pupi Avati

Parliamo del Dante di Pupi Avati, con Sergio Castellitto, Alessandro Sperduti, Enrico Lo Verso, Alessandro Haber, Carlotta Gamba.

Come spesso mi capita in questi nostri “incontri” inizierò con una domanda: che cosa avete fatto voi per il vostro idolo?

Dante

Credits: @01 Distribution

Qui in questo film di Pupi Avati (La casa dalle finestre che ridono, 1976; Il signor Diavolo 2019), si incontrano un bel po’ di fan, se mi è concesso parlarne così.
Il primo è senz’altro lo stesso Avati che è giunto a questo film dopo un ventennio di ricerche e studi sul personaggio, soprattutto dopo aver letto il “Trattatello in laude di Dante” scritto da Boccaccio.
Boccaccio è il nostro secondo “fan” e protagonista del film. La storia infatti è strutturata su più tempi e parte dal viaggio, vero e proprio pellegrinaggio, che fa Boccaccio per raggiungere la figlia di Dante, Suor Beatrice, a Ravenna. Nel mentre attraversa molti dei luoghi visitati dal sommo poeta e pian piano ricostruisce quella che è stata la sua vita.
Quindi inframezzata al viaggio di Boccaccio, troviamo gli episodi della vita di Dante, alcuni dei quali hanno poi ispirato quella che sarà poi la sua opera letteraria.

Dante

Credits: @01 Distribution

L’idea che sta dietro alla sceneggiatura è interessante. Vediamo Dante attraverso gli occhi, non solo di uno dei massimi poeti della letteratura italiana, ma attraverso gli occhi di un suo (quasi) contemporaneo.
Nel complesso il film vuole un Dante meno “sommo poeta” e più umano. Questo tipo di taglio, richiama un po’ le ultime versioni cinematografiche del medioevo. Un po’ perché non si può fare come se il “medioevo” presentatoci da Game of Thrones, non può essere ignorato e un po’ perché è proprio la volontà del film presentarci un Dante umano.

dante

Credits:@01 Distribution

So che non tutti hanno apprezzato questa versione quasi fantasy del poeta ma, a parer mio, il genere fantasy prende troppo dal medioevo (europeo in particolare) perché i due non si richiamino a vicenda. Quindi non è Dante il film a richiamare il fantasy, ma è il fantasy a dover molto a Dante.

Uno dei problemi che personalmente riscontro nel film e che quindi non contribuiscono a restituire quel senso di Dante-uomo, è la recitazione: troppo carica, troppo fuori scala rispetto alle emozioni che mi aspetto in un personaggio. Questo tipo di recitazione è funzionale in alcune scene estremamente simboliche, una che mi viene in mente è la danza di Beatrice con le sorelle, con queste risate sguaiate e il vento forte. Però è un po’ eccessiva nelle scene di parlato “normale”.

Dante

Credits @01 Distribution

A proposito di scene “simboliche”, non sono molte. Sono proprio dei cenni, quasi degli ammiccamenti, allo spettatore. Sono delle scene estremamente curate e sono quelle più cariche a livello emotivo. Un esempio ne è la scena della morte della madre di Dante. Lei è nel letto, in una stanza azzurra attorniata da dame vestite di grigio azzurro, la sua pelle è grigia e il letto, già inclinato, viene inquadrato dal basso. Qui è da lodare la ricerca dell’immagine, lei sembra una madonna attorniata dai santi. C’è distanza e terrore in questa scena. Ecco questo tipo di scene sono quelle per cui vale la pena vedere il film.

Dante

Credits: @01 Distribution

Sottolineo anche che la colonna sonora è inquietante e potente, l’ho molto apprezzata anche se non l’ho sempre trovata calzante alle scene.

L’impressione generale è che, in questo film, Avati, abbia voluto dire tante cose e che, come spesso capita ai fan che parlano di ciò che li appassiona, vogliano dire tutto ma allo spettatore può risultare tutto un po’ fumoso…

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