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Disegnare, unisce l’ uomo al mondo

11 Dicembre 2017
586 Views
di Cristina Ruffoni

“É giunto il momento di realizzare che l’arte è tutto e ovunque….”

Keith Haring

 

MIND 28×34 canvas. Pittura acrilica (@ Antonio Vasco)

 

Nel 1983, Keith Haring nei suoi Diari, scriveva: Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Disegnerò il più possibile, per tutte le persone possibili, il più a lungo possibile. Disegnare è fondamentalmente sempre la stessa cosa dai tempi della preistoria. Unisce l’uomo e il mondo. Vive attraverso la magia.

Il senso di questo incantesimo, con una  spiccata tendenza all’ umorismo, perdura da allora in altre generazioni di artisti e annovera attualmente, anche il pittore mazzese Antonio Vasco, nato a Milano, ma cresciuto a Mazzo di Rho, portiere di giorno e artista autodidatta da sempre,  che si serve principalmente del disegno, per  raccogliere, individuare ed elaborare le immagini delle sue passioni, che diventano poi, i  temi dominanti e ricorrenti delle sue opere.

Le fonti dell’iniziale prelievo sono diverse: da Internet ma anche dai suoi adorati fumetti, dalla pubblicitá, dalle copertine dei dischi o dalla fotografia di illustratori e artisti.

Spostamento e fissaggio, questo é il movimento alterno dell’occhio Pop e in questa direzione, si risolve in parte, anche la visione delle immagini di Vasco, per poi giungere a un ritorno al quadro.

Intorno all’ immagine, si sviluppa poi, uno spazio continuo e crescente, che non é mai solo fondo o cornice ma interpretazione e sviluppo, di una partita dell’Inter, la sua squadra del cuore, di un suo idolo musicale o di un ricordo della Milano della sua infanzia.. Lo spazio stesso della composizione, non é un vuoto nel quale i corpi s’allontanano o si dispongono gradualmente, ma é un pieno, che preme anch’ esso sui nostri occhi, come una superficie densa.

Un esempio é il disegno del calciatore arbitro, che rappresenta un momento dove Antonio Cassano, uno tra i suoi idoli calcistici, in una partita in cui giocava per la Roma, fu espulso e fece le corna all’ arbitro; qui lo spazio stesso aspira a farsi immagine assoluta. Non ci sono vuoti o pieni: lo spazio é un blocco compatto, che cresce come un unico corpo, che si risolve in una crescita di elementi e segni, che si dilatano, irradiandosi in una stratificazione.

TIÈ ?! 23×25 su carta Fabriano. Colori Uniposca e pennarello fluo (@ Antonio Vasco)

Più che all’ artificio della ripetizione, che contraddistingue Andy Warhol, il percorso di Antonio Vasco, si riconduce a due artisti dalla grande libertà espressiva e dalle scelte autonome e controcorrente, come Philip Guston e Arshile Gorky. Il primo, in fuga da Odessa, orfano di padre suicida e vittima dell’odio razziale del Ku Klux Klan, il secondo, sfuggito dal genocidio armeno, immigrante negli Stati Uniti, da autodidatti, trovano entrambi conforto nel mondo dei fumetti e dei cartoni animati,  proprio come Antonio Vasco.

Una partenza dall’astrattismo, andando verso un figurativo del tutto personale, che provocó un’incomprensione iniziale da parte dei critici, rafforzando l’isolamento di Guston nel suo studio a Woodstok e il suo allontanamento definitivo dall’ambiente dell’arte e al suicidio di Gorky.

E’ nell’ organizzazione psicologica dello spazio e nell’ uso del colore, che Antonio Vasco, trova un terreno comune con questi due originalissimi pittori, per poter continuare la sua sperimentazione e definire la sua identitá, pur senza la loro drammaticitá esistenziale e convivendo con il ritmo totalitario e manipolatore del digitale.

Emblematica la  sua composizione della coreografia dei ragazzi della curva nord Milano, riproposta guardando una foto, a modo suo, su tela, dove tutti gli elementi del dipinto risultano un tutt’uno con la materia pittorica ed emergono come segni dal fondo nero, con la scritta: Sei più bella che in un sogno, perché Antonio Vasco, ha la convinzione, ingenua finché si vuole, ma sicuramente attendibile, che l’artista cerca di vivere, attraverso la propria arte, non di morire.

Molto spesso, sia i disegni, che  i quadri che dipingi, ricordano la forza espressiva e compositiva dei murales e dei graffiti, che caratterizzano non a caso, anche la storia di Guston, Gorky e Haring. La voglia di riempire tutta la superficie, l’utilizzo del contorno nero ma spesso frammentato e il colori fluorescenti, fanno pensare al cartellone pubblicitario ma anche ai muri o alle superfici del metró. Ti riconosci in questi riferimenti?

Soprattutto per quanto riguarda, l’utilizzo del contorno nero, che spesso mi é utile a separare ed esaltare il contrasto con i colori fluorescenti. Ammiro e mi appassiona moltissimo Keith Haring, uno dei pittori di graffiti che ha aperto la strada a questo genere, anche a livello di mercato istituzionale, e che ha reso applicabile quel tipo di segno e stile anche su tela e su carta, direttamente dal muro e dalle strade della metropoli. Personalmente, adotto sovente, il prelievo delle immagini vintage, in particolare i marchi storici della tradizione italiana, come quello dei gelati Algida. Sono un mazzese di origine, cioè di Mazzo di Rho, e ho vissuto l’atmosfera della autentica provincia.

Le tue passioni, come il calcio e il rock, una partita dagli spalti o il volto stilizzato di David Bowie, possono essere le immagini di partenza, per terminare una composizione,  che da figurativa può essere stravolta e diventare altro, nell’ accostamento eterogeneo ma omogeneo  di generi e tecniche.  Questo procedimento, é diventato il tuo modo, il tuo stile,  per sviluppare e interpretare un soggetto a te caro o un’esperienza quotidiana?

Certamente. La ricerca del soggetto su Internet, direttamente sul display del mio cellulare, che viene prima e la sua trasposizione stilizzata e precisa, in contrasto con il resto della composizione, che accade dopo, più libera e eterogenea ma sempre ispirata dal tema o dalla storia prescelti, che sono sempre legati alle mie passioni, prima fra tutte, l’eterna devozione all’ Inter!

 

FEDE NERAZZURRA 20×25 canvas. Pittura acrilica (@ Antonio Vasco)

C’è un grande ritorno e apprezzamento del fumetto, nel quale,  cultura popolare e Storia dell’Arte, possono convivere e trovare una sintesi. Oggi, non esistono più preclusioni o divieti al riguardo. C’è un recupero anche del disegno, che anche tu utilizzi, per rendere tua un’immagine che prelevi dalla fotografia e che alla fine diventa e traduci in elemento pittorico. Ma la fonte d’ispirazione, rimangono le tue passioni, attraverso le quali, selezioni dall’ archivio infinito del digitale?

In questo, mi riconosco con le nuove generazioni di artisti e creativi, che si confrontano e usano il digitale, senza temerlo o demonizzarlo. Però, parallelamente, rimangono le fonti cartacee insostituibili, come Zagor, Dylan Dog e Tex, anche perché, la percezione dell’immagine disegnata, risulta più morbida, compatta e con uno spessore diverso, rispetto a quella sul monitor.

In  Keath Haring, il soggetto, diventa forma, il fondo é una continuazione e il groviglio, dal quale emergono le figure principali. Antonio Vasco, più o meno inconsapevolmente, nei lavori più riusciti, smette di separare figure e superfici immaginate ed è proprio in questo passaggio, che risulta più libero e particolare il suo lavoro. Sei d’accordo nel definire questa tecnica, un modo per tentare di raccontare una storia? Le tue esperienze?

Sicuramente, e le forme e i segni adottati, anche se eseguiti come in un flash d’istinto e di ispirazione, non sono mai casuali o generici ma appunto strettamente legati emotivamente e formalmente al tema dominante. Questo non implica una ripetizione ma mi auguro, l’affermazione di un mio stile, che col tempo e l”esercizio, cerco di definire.

Anche Schifano, sosteneva che non era più necessario guardare dalla finestra o per strada, è lo schermo ormai, la fonte principale della nostra visione. Però, tu utilizzi anche fumetti, libri di fantascienza e vecchie cartoline di Milano e anche riproduzioni di quadri. Questa disinvoltura di spostamento di fonti, a volte può disorientarti?

Al contrario, anzi, risulta una fonte continua e diversa di suggerimenti e nuovi spunti da utilizzare. Solo che poi, individuata l’immagine che cerco, devo finire tutto in una volta, non posso diluire o interrompere il lavoro. Un’esigenza di completare senza strappi o intervalli.

Lady Liberty ,180×60,, compensato. Idropittura e Uniposca (@ Antonio Vasco)

Cosa consigli ad un giovane  pittore autodidatta che inizia a dipingere? Partire e servirsi delle proprie passioni, come fai tu? Forse, è quello il segreto?

Se non ci sono delle vere passioni, non ci sarebbe neppure la spinta a concretizzarle sulla superficie della tela o della carta, per condividerle con gli altri. Come la statua della Libertà, un simbolo eterno e universale, che mi ha indotto ad uscire dal quadro e inventare quasi una scenografia.

Instagram: antoniovasco_art

Antonio Vasco

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