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Domani è un altro giorno

20 Marzo 2019
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di Marta Dore

Il film di Simone Spada è certamente una celebrazione dell’addio, una riflessione sul rispetto delle scelte altrui, anche di fronte al tema più difficile, quello della malattia e della morte. È anche un film sul dolore dell’abbandono: degli amici, dei familiari, di un cane amatissimo. È però soprattutto un viaggio dentro all’amicizia, quella tra i due protagonisti Tommaso e Giuliano, ma anche quella fortissima che lega Giuliano a Pato, il suo cane. Amicizie così intense e profonde da trasformarsi dal duetto al triangolo fino a creare un circolo virtuoso, perché anche Tommaso sarà inevitabilmente coinvolto nella relazione viscerale che esiste tra gli ultimi due.

Giuliano è un attore esuberante e travolgente, vive a Roma, ha successo sul palcoscenico e con le donne, ma da un anno lotta contro un tumore ai polmoni che non può guarire. Tommaso è il suo amico dai tempi del liceo, taciturno e schivo, ha una moglie e due figli e vive immerso nel gelo del Canada, dove insegna robotica. Ha paura di volare, ma non esita a prendere l’aereo per raggiungere Giuliano a Roma e passare quattro giorni con lui. La missione che gli ha affidato Paola, sorella di Giuliano, è quella di convincerlo a continuare le cure. Tommaso ci prova a modo suo, con poche parole e tanti silenzi, ma vince l’ammirazione per il coraggio dell’amico e il rispetto per le sue scelte, anche quelle più estreme.

Domani è un altro giorno © Fabio Lovino

A leggerlo così, Domani è un altro giorno potrebbe apparire un film drammatico. In realtà si sorride spesso e a volte addirittura si ride, perché il tono del racconto è sempre dolce-amaro e i dialoghi sono costruiti per farci vivere dentro la grande verve ironica che accomuna i due amici, anche se questa ironia si esprime in loro in modo completamente diverso. E se tutto sommato non succede un granché nello sviluppo della vicenda, si resta attenti e inchiodati alla poltrona per tutto il film. Il merito va alla prova d’attore di entrambi i protagonisti, due tra gli interpreti migliori che l’Italia ha oggi. Un Valerio Mastandrea che regala, come solo lui sa fare, umanità, dolcezza e ombrosa complessità al suo Tommaso. E un Marco Giallini esploso sul grande schermo negli ultimi anni: il suo Giuliano, che passa in modo sempre così credibile dal riso al pianto, dalla determinazione alla paura, dal cinismo alla più struggente tenerezza, resterà un personaggio indimenticabile per molto tempo.

Un film dalla trama così sottile era una sfida e non poteva che reggersi sulla prova di due grandi, grandissimi interpreti. Che, complice il cane Pato, terzo co-protagonista quasi umano nella sua espressività, hanno vinto decisamente la sfida.

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