Il punto di vista dello spettatore: “Gli anni più belli”

di Miki Solbiati

Sono Miki vi racconto come ho vissuto il film capolavoro di Gabriele Muccino “Gli anni più belli”…poi ci sarà il prezioso punto di vista di Noemi.

Siamo andate a vederlo proprio il 13 febbraio, data di uscita, con Richard del nostro blog di cinema ‘Notonlymagazine.it’ A me ha colpito subito la somiglianza degli attori adolescenti con i protagonisti adulti una strepitosa e bellissima Micaela Ramazzotti, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria, tutti al top! “Gli anni più belli” è la storia di un’amicizia tra questi protagonisti che si snoda nell’arco di quarant’anni di storia italiana, amici/amanti che si perdono, che si ritrovano, che s’incontrano per caso.

Amano cenare insieme o ritrovarsi in casa di qualcuno a guardare un vecchio album di fotografie che li ritrae ragazzi davanti ad una macchina rossa che è la loro libertà.

Da vedere e rivedere con una colonna sonora di… magica,

Applausi a scena aperta al grande regista Gabriele Muccino e ai suoi “Gli anni più belli”

 

di Noemi Stucchi

Primo giorno d’uscita del film, primo spettacolo. Tanta l’attesa, tante le aspettative. “I giorni più belli” di Muccino è senz’altro un film che vale la pena vedere sul grande schermo. Allo stesso tempo si presta per essere visto a casa, in famiglia o con i propri amici.

“I giorni più belli” è un film che va visto tutti insieme, in un multisala o spaparanzati sul divano, perché parla d’amore ma in primo luogo è un inno all’amicizia.

Lo scorrere di fondo è il ritmo incessante della vita, inarrestabile e rassicurante, dato da un finale sempre lieto fine.

Un film dalla trama fittissima, a tratti lunga e dai tempi lenti che permette ai personaggi di crescere insieme allo scorrere del tempo del film. L’intreccio non è altro che lo sviluppo della vita dei protagonisti che nel 1982 avevano 16 anni. Nella complessità del quadro complessivo, ognuno si perde rincorrendo se stesso. Un perdersi per ritrovarsi nel nome di un profondo legame.

Senza addentrarci in quella che può essere un’analisi approfondita della caratterizzazione dei personaggi, quello di Muccino è un grande ritratto complessivo che si presta a diversi livelli di lettura.

L’intreccio crea un’armonia, un equilibrio di complementarietà e contrappunti. Gemma (Micaela Ramazzotti) è la femme fatale, la donna della storia, frivola e allo stesso tempo capace di profonda dolcezza. Claudio Santamaria veste i panni di uno sfortunatissimo e sincero Riccardo il Sopravvissuto (detto “Sopravvissù”), invincibile ottimista, l’amico sincero, il “collante” che unisce tutti. Giulio (Pierfrancesco Favino) l’uomo in carriera che riesce a costruirsi da solo a suon di compromessi. Una fantastica Anna (Emma Marrone) nel ruolo di madre protettiva. Poi c’è Paolo (Kim Rossi Stuart) che fa dell’insegnamento la sua unica missione, di Gemma il suo unico amore.

Indelebile la scena di Lucy e della finestra, della macchina che va al massimo verso una Barcellona mai raggiunta, una fotografia in mezzo ai campi di un sogno giovanile.

Finisce il film, passano i giorni. La trama poco a poco tende a sfumare, rimangono le emozioni.

 

 

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