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Eclettica

Eclettica: l’intervista

di Noemi Stucchi

Lunedì 20 Marzo al Teatro Martinitt di Milano verranno presentati cinque cortometraggi di Eclettica, un  collettivo di giovani professionisti del settore audiovisivo.
Abbiamo visto i cortometraggi in anteprima e abbiamo approfondito le tematiche trattate in un’intervista con i registi all’articolo “Eclettica: cortometraggi” a questo link.
In questo spazio abbiamo invece voluto conoscere di più la realtà di Eclettica attraverso lo sguardo di Riccardo Copreni e a Lorenzo Maria Chierici.
Rimandiamo qui al sito di Eclettica mentre a questo link l’evento al Martinitt per tutti i dettagli dell’evento.

 

Conosciamo meglio Riccardo Copreni e Lorenzo Maria Chierici di Eclettica.

Noi di Not Only Magazine siamo appassionati di Cinema. Quand’è stata la prima volta che avete preso in mano una telecamera e che tipo di percorso avete fatto per far sì che il Cinema diventasse il vostro lavoro?

Lorenzo: Ero in seconda media e ho visto mio fratello che stava facendo un montaggio di un video di un matrimonio. Così ho iniziato  anche io, prima con qualche Video su YouTube e poi ho capito che il Cinema era la mia strada.

Riccardo: Per me è una scelta selettiva potente che ho da quando sono bambino. Il primo film è stato Titanic, mi gasava il fatto che c’era una nave gigantesca che affondava.

Per la rubrica “personaggi” abbiamo intervistato attori, registi e esperti di settore, ma è la prima volta che incontriamo un collettivo artistico che “dipinge” con la telecamera. In che modo il mezzo tecnico come le inquadrature e le riprese possono diventare un mezzo di espressione? O meglio, ci sono alcuni espedienti tecnici ricorrenti nel vostro modo di fare arte cinematografica?

Riccardo: è difficile dare una risposta perchè è una domanda legata molto alla singola personalità del regista. Siamo legati a una forma collettiva in una misura produttiva del termine, ci diamo una mano a vicenda, ci scambiamo le idee e lavoriamo insieme sui progetti però ogni progetto è personale del singolo regista e ognuno ha il suo metodo e il suo approccio. Noi lavoriamo con una forma di fatto di una casa di produzione perchè un film alla fine non si può fare in gruppo, purtroppo. Come dice Francis Ford Coppola,  l’ultima dittatura esistente è il set perchè può comandare uno solo.
Siamo nati per caso, ho conosciuto Lorenzo e ci siamo uniti in un progetto comune. Man mano che sono arrivati progetti e persone nuove siamo diventati una società e ci siamo chiesti qual è il metro di giudizio comune, la linea editoriale. Qual è l’idea di cinema che abbiamo e che vogliamo far passare? In tutti questi corti, seppur così diversi, traspare una prima idea di cinema che è univoca.

È la prima volta che presentate i vostri cortometraggi d’autore al cinema davanti al grande pubblico?

Lorenzo: abbiamo avuto altre occasioni e abbiamo già avuto un po’ tutti noi modo di presentare i nostri lavori su un grande schermo. Ho conosciuto Federico anni fa alla proiezione di un suo primissimo corto.

Oltre ai cortometraggi fate anche altre cose?
Lorenzo: Da segnalare tre progetti, l’anno prossimo ci sarà il mio primo lungometraggio che si chiama “Figli perduti” ed è la storia di un caro amico che si chiama Daniel Zaccaro ed è una storia vera. Il lungometraggio racconta il suo passaggio dal carcere alla comunità, e racconta l’importanza di una figura come Claudio Gurgio che è stato come un suo secondo papà in questo cambiamento di vita. Oltre a quello ci sarà un lungometraggio di Massimo Donati di cui non si può dire nulla, abbiamo avuto la notizia che si sono trovati i fondi per realizzare il film. In sviluppo c’è il film di Riccardo…

Riccardo: non dico niente perchè non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Aggiungo due cose: riguardo alla questione cinema, faremo tanti eventi e stiamo cercando di fare più proiezioni possibili con nuove date a Milano da qua all’estate. Sui nuovi progetti stiamo andando avanti con la proiezione dei cortometraggi, ne abbiamo prodotti di nuovi corti che usciranno in autunno alla stagione dei festival. In cantiere ci sono altri progetti importanti.

Parliamo a chi vorrebbe fare questo nella vita. Cosa diresti al te stesso di cinque anni fa?
Lorenzo: fare questo lavoro è una vocazione categorica, non è un’idea. É una cosa fisica, il set è agonistico, tosto da vivere, se è per più giornate, più mesi, è una cosa che vivi addosso. Quello che direi a me stesso è: punta sulle storie che vuoi raccontare e lavoraci su. Raccontare quello che vivi e raccontare in quello in cui credi.

Riccardo: Al di là dei problemi logistici legati al recupero del budget e dei fondi per realizzare i film, la cosa più importante è la motivazione. Quello che conta è prima di tutto capire chi sei tu per capire quello che si vuole raccontare. Chiaramente è un percorso e bisogna lavorare per capire qual è la propria idea di cinema.

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