Enrico Piaggio. Un sogno italiano

di Noemi Stucchi

“Enrico Piaggio. Un sogno italiano” è il racconto di un’idea, della visionarietà di un imprenditore e della lotta di un uomo che si batte per la tutela del lavoro dei suoi dipendenti. Al centro Enrico Piaggio e l’invenzione di un sogno tutto italiano: la Vespa.
Il film del 2019 è una coproduzione Rai Fiction e Moviheart per la regia di Umberto Marino e sembra arrivare dritto al cuore di chi guarda, oggi più che mai.

La guerra, i bombardamenti, la crisi economica. Bisogna immaginare un mondo migliore di quello che si è distrutto e rimboccarsi le maniche per realizzarlo.
É questa lo scenario di fondo che muove un’azienda aeronautica come la Piaggio a reinventarsi un lavoro per dodici mila operai in un momento di crisi.

«La seconda guerra mondiale finisce e tanti imprenditori, ingegneri, tecnici, operai, uomini, donne, si rimboccano le maniche e cominciano a lavorare, a ricostruire.
Ho sempre visto quel momento come un’onda che si gonfiava e portava il benessere in un paese povero e provinciale, un’onda che ha permesso alle generazioni successive (in primo luogo alla mia) di studiare, di evolversi, di viaggiare, di conoscere le lingue.» (Note di Regia)

Al di là di tutto è anche la storia di un uomo, quella di Enrico Piaggio, l’imprenditore toscano interpretato da Alessio Boni che nel 1944 si oppone alla deportazione dei suoi dipendenti a costo di un colpo di pistola, fortunatamente senza gravi ripercussioni.

Siamo a Pontedera, in quella fabbrica lasciata dal padre in cui si costruivano aerei. Dalla ripresa dei motorini di avviamento delle eliche, ecco l’idea: l’invenzione di un mezzo economico, leggero come uno scooter, che potesse permettere alle persone di spostarsi agilmente per recarsi al lavoro. Un prodotto che abbraccia il rilancio dell’economia perché costa meno di una moto e che per la prima volta può essere pagato a rate.
Un prodotto per tutti, compreso per chi porta la gonna…

Foto credits: Ni.Co. S.r.l.s.

È così che nasce la Vespa, grazie anche alla figura del progettista Corradino D’Ascanio (Roberto Ciufoli). Queste sono forse le scene più interessanti del film, quello studio della funzionalità e della bellezza delle forme che mostrano l’impatto del Design sulla vita delle persone.

Brevettata nel 1946, alla Vespa non poteva che seguire un’altra invenzione. Ed ecco, l’anno dopo, L’Ape Car…

Poi il marketing. Dal prodotto in sé al rilancio di quell’immagine simbolica di italianità nel mondo. Come? Grazie all’arte…

È da qui che parte l’intera narrazione. È trapelata la notizia che il regista americano William Wyler è arrivato Cinecittà per girare un film con Gregory Peck e Audrey Hepburn: Vacanze Romane.

Ce la farà Suso a far cavalcare Audrey Hepburn sulla carrozza moderna?

Foto credits: Ni.Co. S.r.l.s.

Tratto da un fondo di verità, alle vicende del protagonista Enrico Piaggio si inseriscono quelle di altre figure, personaggi immaginifici. Non mancano di certo i cattivi della situazione come il banchiere corrotto Rocchi-Battaglia (Francesco Pannofino).
Si sta dalla parte di “Suso” Vannucci (Beatrice Granno’), l’assistente che incarna un omaggio alla sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico. La sua relazione con Peter Panetta (Moisè Curia) racconta qualcosa di più:

«Il film racconta anche la vicenda di due ragazzi, Peter e Suso. Nel metterli in scena non ho potuto non pensare ad altri due giovani che avevano vent’anni in quegli anni, i miei amati genitori, alla cui giovinezza ho idealmente dedicato questo film.» (Note di Regia)

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