NON SOLO CANZONETTE – EPISODIO 10

22 Gennaio 2018
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di Danilo Longano

Ogni ferita più buia e profonda può tramutare in una porta di luce e permetterci così di diventare dei prisma, attraverso i quali la luce stessa può diffondersi, mutare, irradiare.

Björk ancora una volta ci permette di dare uno sguardo ravvicinato alla sua parte più profonda.

Utopia è il suo ultimo lavoro discografico. E’ un percorso emotivo di 14 brani, un significativo ritorno alla vita. Sonorità trascinanti ci danno modo di vivere così intensamente le emozioni impresse nelle canzoni che compongono il disco.

Un disco sicuramente non così immediato come il precedente Vulnicura, ma sicuramente più ottimista, più ricco di speranza. Per noi stessi, per la verità, per il nostro pianeta. Per il nostro futuro.

L’artista islandese ancora una volta palesa la sua capacità di trasformarsi. Mostra a noi la sua parte più vulnerabile. Body Memory ad esempio, narra in sei differenti parti la sua evoluzione, fino a dichiarare con fermezza l’ottimismo con cui ha intenzione di vivere questa nuova vita.

Gli arrangiamenti sono davvero complessi e raffinati. Ancora una volta avanti ai tempi. Come nello scorso disco si avvale della collaborazione del giovane Arca, produttore di musica elettronica sudamericano, questa volta coinvolgendolo in maniera ancora più profonda.

Le parti vocali ricordano a tratti madrigali antichi e poco dopo esplodono in cacofonie degne dei migliori compositori di musica contemporanea.

Un’intera sezione di flauti accompagna le composizioni, arricchita da archi, elementi ritmici elettronici, sintetizzatori dove serve. La tessitura degli arrangiamenti è davvero complessa. Una fitta trama di effetti, parti vocali o strumentali ora potentissimi, ora flebili lamenti accompagnati da sinfonie leggere. Sì, è sempre Björk. Nella sua interezza. Non è possibile incastrare i suoi dischi in noiose definizioni di genere.

Ci racconta del suo viaggio spirituale, alla ricerca di qualcosa che anche tutti noi avremmo bisogno di raggiungere. Ci racconta del suo ottimismo nell’affrontare queste esperienze di vita. Ascoltando e leggendo i suoi testi, ne siamo coinvolti, quasi fosse un romanzo. Abbatte la distanza tra l’ascoltatore e l’artista, li mette quasi sullo stesso piano.

E’ bello, dannatamente bello, farsi travolgere e cominciare a cambiare il modo in cui affrontiamo il quotidiano grazie alla musica.

Björk in particolare ci stimola a ritrovare un rapporto con la natura, che quasi pare irrecuperabile. Ospiti d’onore in questo disco sono i cinguettii degli uccelli della sua splendida Islanda, che miscelati sapientemente in tracce come Utopia, una dedica alla difesa del pianeta e dei suoi abitanti.

Utopia è un disco da ascoltare pazientemente. Il nostro presente artistico e culturale deve farsi influenzare e accrescere da opere come questa. Non a caso, credo che donne come Björk e in generale tutte le donne siano molto più attente al tema. Facciamoci contagiare, ne abbiamo un grandissimo bisogno.

Forse dovremmo impegnarci a guarire il presente, e lasciare i posteri con la possibilità di un nuovo inizio, o come dice Björk, Tabula Rasa.

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