30 Piccole Poesie di Leonardo Carotenuto

22 Gennaio 2018
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di Cristina Ruffoni

Che fantastica storia é la mia vita……

Leonardo Carotenuto

Leonardo Carotenuto, 30 Piccole Poesie

Pace, Mondo, Dio, Lavoro, Scuola…Dare il nome, come decide di fare, Leonardo Carotenuto, con un titolo ad ogni poesia, nominare, è come porre fine a una situazione, per de-finirne una nuova.
Il nominare, osserva Heidegger, non distribuisce nomi, non applica parole. Il nominare, è chiamare presso, evocare dall’assenza, é condurre alla presenza.
La cosa non deve stupire, perché intorno a ogni poeta, tutto diventa mondo.

In questa raccolta di poesie, di un cosí giovane autore, si passa anche attraverso il rapporto con la scuola e quello dei cosidetti adulti, dell’autoritá.

L’adulto guarda l’inquietudine dell’adolescenza che muta. Ma il sospetto rimane, cioé che le direttive, le raccomandazioni e il rimedio, non passano necessariamente attraverso le parole di operatori, insegnanti, esperti, che arroccati nel loro sapere, mal si adattano all’esperienza mobile e provvisoria della transizione, del cambiamento. Io voglio cambiare come l’abbigliamento…
Leonardo sembra domandarsi e chiederci: Ma sa ancora l’adulto trasformarsi? E se proprio, in questa disponibilitá si nascondesse la chiave della comunicazione? Perché non farsi modellare dalla tumultuosa trasformazione giovanile? Bloccati come siamo, dalla  presunzione di aver giá capito per il solo fatto di aver da più tempo vissuto.

Causa prima del disagio giovanile, quel vuoto emotivo ed esistenziale, che la scuola spesso crea intorno agli studenti a cui offre una cultura cosí disanimata, per cui alla fine è indifferente all’animo del giovane non coinvolto, studiare iI logaritmi o I Sepolcri del Foscolo.

Io studente sfigato/ Io un giorno andró a scuola/E nel dolore dell’ansia mi spareró…

Dal punto di vista espressivo, linguistico e narrativo, bisogna rifarsi alla letteratura americana e all’avvicinamento con un linguaggio quotidiano.
Hemingway, rappresenta il caso emblematico dell’uso della prosa, che si rifá alla vita di tutti i giorni. Saranno poi definiti, lui e Fitzgerald, da Geltrude Stein, “una generazione perduta” ma con un germe di denuncia insito in alcune loro opere, che rivela un trauma violento nella vita, una realtá feroce e complicata che costringe a una fuga ma consolida un legame tra scrittura e mondo. Però in Hemingway, non si esprimono giudizi di natura etica, c’é il nada, il nulla é la risposta a ogni domanda, tutto é privo di senso, come nella Nausea di Jean Paul Sartre, il capostipite dell’Esistenzialismo.
Con i Minimalisti, in particolare con Raymond Carver, c’é poi un definitivo ritorno al realismo.

Negli anni 80’, i post–minimalisti, i neo-minimalisti, la video-generation, la  yuppie generation, come vengono definiti dal New Yorker (Bret Easton Ellis, David Leavitt, Jay McInerney ecc.) adottano e sperimentano un  linguaggio  essenziale, per andare dritti al centro delle cose, con brevissimi capitoli, come dei flash, dei video clip,  una realtá mostrata senza rifiuto o contrapposizione,  al contrario di Leonardo, che attraverso l’uso di aforismi, punteggiati di rime solitarie, ci fornisce ogni volta, delle riflessioni che si alternano a delle azioni, delle analisi inedite e verificate sul campo,  con ribaltamenti di prospettiva e cambiamenti di rotta, come quando scrive nell’era del digitale: Toccare é come imparare…………

 

 

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