Tutta Colpa di Freud

di Noemi Stucchi

Al regista Paolo Genovese piace pensare che Tutta Colpa di Freud (2014) «sia una commedia, genere nobilissimo, ma soprattutto italiana» e, da grande maestro del cinema qual è, parte dal film per trarre anche l’omonimo romanzo, suo debutto editoriale.
Una storia sull’amore con un copione movimentato mette al centro le vicende di tre sorelle che si intrecciano senza intersecarsi mai.
Le tre donne vivono con il padre, l’analista Francesco Taramelli (Marco Giallini) genitore che all’occorrenza fa loro anche da psicoterapeuta. Tutta colpa di Freud tocca l’analisi psicologica senza essere psicoanalisi. Senza nessun segreto, le figlie cercano approvazione da parte di un padre comprensivo che le sappia ascoltare. D’altro canto, il personaggio interpretato da Giallini è spaccato a metà tra la sua professionalità e il suo ruolo di genitore.

Siamo davanti a storie tanto diverse unite dalla stessa domanda: come è il mondo maschile? Una verità che viene rivelata da Marco Giallini in veste di insegnante. Con un pennarello segna alla lavagna le quattro categorie in cui si dividono il 95% degli uomini. Al continuo lamentarsi degli “insoddisfatti” si passa ai “Peter Pan” fermi all’adolescenza fino agli “indecisi” che con il loro “vorrei ma non posso” sono sempre in procinto di fare un qualcosa che non avverrà mai. Poi ci sono i buoni, i belli e intelligenti che hanno un unico problema: sono dei “mammoni”. Sembra così che solo il 5% siano quelli decenti. Una grande caccia al tesoro.

Il regista Paolo Genovese

C’è Sara (Anna Foglietta), la maggiore, che dopo l’ennesima delusione decide di fare ritorno da New York per dare un taglio radicale alla propria vita. Lei che in amore non si è mai risparmiata e che non è mai stata capita dalle donne, decide di approcciarsi per la prima volta al mondo maschile. Facendo leva su un insolito gioco di “coming out” al contrario, Sara dovrà imparare  le dinamiche di una relazione etero. Genovese tocca il tema dell’identità sessuale con spensierata ingenuità, tanto da regalare momenti di ilarità non privi di spunti di riflessione. Perché Sara ha deciso di diventare etero? Per far fronte a un’omosessualità dovuta alla pigrizia (come sembra ammettere,  si è adagiata sulla propria condizione senza aver mai sperimentato dell’altro). In fondo, se una donna decide di rinunciare alla carriera per dedicarsi  completamente alla casa e alla vita coniugale vorrà dire che gli uomini devono per forza essere degli esseri eccezionali, altrimenti perché tanto sacrificio?
Tra il clichè e la risata, Sara colleziona una serie di spassionati consigli. Fa che sia lui a fare la prima mossa, e fa che a fine cena sia solo lui a ordinare il dolce mentre tu glielo porti via con un cucchiaino. Mettilo alla prova e guarda se sarà in grado di condividerlo o se, al contrario, rivelerà aspetti inattesi della sua personalità.

Poi c’è Marta, (alias Vittoria Puccini), una romantica libraria. Immersa nel suo mondo di letture, tende a ricamare con la fantasia sull’Amore ideale tanto da rimanere delusa dallo scontro con la realtà.Tutto finchè un giorno si accorge di un ladro di libri alquanto insolito. Interpretato da Vinicio Marchioni, scopriamo che Fabio è sordomuto e ruba i libretti dell’Opera seguendo lo schema di programmazione del Teatro in cui lavora come maschera. Ed ecco che alle vicende delle tre sorelle ne compare una a margine, quella di un personaggio che si affianca allo sviluppo della trama con una grande storia da raccontare. Una storia tanto profonda e delicata che potrebbe essere lui il protagonista di un racconto parallelo.
Nell’affrontare l’ostacolo della barriera comunicativa, Marta e Fabio impareranno ad ascoltarsi e a conoscersi reciprocamente nell’evolversi di una relazione intensa, a tratti commovente.

La terza sorella è la diciottenne Emma (Laura Adriani) con una cotta per Alessandro Gassmann, architetto cinquantenne della stessa età del padre. Ecco che  a partire dal suo racconto si innesta la storia parallela  di Marco Giallini, padre separato che ha dato tutto il suo amore alle figlie senza altre storie sentimentali. Giallini scoprirà che che la donna misteriosa di cui improvvisamente ha perso la testa (un’elegantissima Claudia Gerini) non è nient’altro che la moglie dell’amante della figlia più piccola. La relazione coniugale tra la Gerini e Gassman è agli sgoccioli. Nel ruolo di un personaggio premuroso, misurato  e dal temperamento pacato, Giallini dovrà decidere se intervenire professionalmente nella relazione dei due coniugi per sfar sì che si rimettano insieme e salvaguardare la figlia da una relazione che non approva oppure spingere verso una separazione per poter vivere la sua storia d’amore con quella donna incontrata nel quartiere e che gli ha cambiato la vita come un fulmine a ciel sereno.

Il regista spiega che «Il tema è quello dell’amore che supera le differenze». La storia delle tre sorelle si sviluppa con leggerezza senza cadere nella superficialità portando avanti una riflessione sulla condizione di diversamente abile, sulla diversità di età e aprendo uno sguardo sulle sfaccettature che compongono l’identità sessuale. Adottando un nuovo punto di vista, Genovese ha voluto raccontare l’amore attraverso lo sguardo femminile. Una commedia romantica più frivola che comica che non gioca tanto sull’originalità della trama quanto alla caratterizzazione dei personaggi, un compito portato a termine dalla  bravura del cast.
Come afferma lo stesso regista, «E’ difficile oggi scrivere storie originali, tutto è stato già fatto. Mi sono concentrato quindi sulla caratterizzazione dei personaggi, punti di vista diversi e un finale non scontato».
Un finale che è sempre aperto: «Leggero ma non superficiale. Non c’è nemmeno un lieto fine, ma il finale è lieto».

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