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Bones and All

Bones and All

di Noemi Stucchi

Bones and All

É stato presentato alla Biennale Cinema di Venezia e da poco è uscito nelle sale. Parliamo di Bones and All, il film vincitore del Leone D’argento di Luca Guadagnino con Timothée Chalamet e Taylor Russell.
Mettendosi e togliendosi gli occhiali,  Timothée Chalamet si era presentato sul Red Carpet con un abito rosso firmato Haider Ackermann che, con scalpore e contro ogni stereotipo, lasciava completamente nuda la schiena.

Al centro del film, la storia d’amore di due ragazzi cannibali per natura, abbandonati e auto esclusi dal mondo, che affrontano un viaggio verso la scoperta di se stessi. Scopriranno di non essere gli unici ad avere questa condanna sulle spalle e dovranno farne i conti: forse l’amore può essere l’unica via per la redenzione, forse no.
Bones and all è un film intenso, un road movie e romanzo di formazione capace di toccare diverse corde negli occhi di chi guarda.

Come nasce il film Bones and All. Perchè una storia sui cannibali?

Bones and All è prima di tutto un romanzo (Camille DeAngelis); l’idea di farci un film arriva da David Kajganich e Theresa Park e in un primo momento la regia viene affidata ad Antonio Campos. Ma il progetto non va in porto e a raccogliere il testimone alla regia è Luca Guadagnino, lo stesso di Chiamami col tuo nome (qui il link alla recensione per Not Only Magazine).
All’inizio “c’è stata qualche resistenza”, confessa il regista durante la presentazione del film all’Anteo Spazio Cinema: “in parte perchè avevo troppe cose da fare e in parte dovute al fatto che non avevo particolare slancio per una storia di cannibali” dice con ironia. Un film d’Horror? Guadagnino risponde così: “Mi interessano i personaggi, meno il genere (anche se sono fan dell’horror)”. A fargli cambiare idea è stata la sceneggiatura di David Kajganich (con il quale ha lavorato insieme in film precedenti come A Bigger Splash e Suspiria).
Se il personaggio di Lee riusciva a commuovere sulle pagine, Bones and All poteva essere un banco di prova per mettere in risalto la complessità di questi personaggi.

L’America e il Road Movie

Personaggi dolenti, soli, abbandonati, figli di un’idea molto americana della realizzazione di sé. Con una cura ossessiva per l’ambientazione (in tutto più di 90 set), per la maggior parte del tempo vedremo i due protagonisti all’interno di un Pick-up darsi il turno per guidare notte e giorno, sempre in viaggio verso una meta o verso il non so dove. Le inquadrature riprendono l’orizzonte e le strade infinite in mezzo al nulla.
Il divenire, il viaggio e la frontiera; in contrasto con la vastità dello spazio che li circonda, emergono i due protagonisti nelle loro incertezze. Una scelta di regia per ritrarre l’America o per dipingere quell’idea che se ne può avere solo attraverso la pellicola di un film: immensa e tutta da esplorare, un Paese di speranze e minacce in cui fragilità e affermazione di sé possono convivere e andare a braccetto.

Quella del road movie è una chiave di lettura del regista per poterci presentare l’America con i suoi occhi. In occasione del suo primo film in America, Bones and All è anche un ritratto di questo Paese fatto attraverso immagini e suoni.
Guadagnino ha messo in scena le sue intuizioni e ha guardato alle fotografie di William Egglestone con i suoi vicoli e le sue “back alleys”, i retro delle strade principali che mostrano quello che è il retroscena della luce del sogno americano.

Bones and All

Taylor Russell (left) as Maren and Timothée Chalamet (right) as Lee in BONES AND ALL, directed by Luca Guadagnino, a Metro Goldwyn Mayer Pictures film. Credit: Yannis Drakoulidis / Metro Goldwyn Mayer Pictures © 2022 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.

Romanzo e film: le differenze di Bones and All

Il romanzo è ambientato negli anni ’90 mentre il film sceglie gli anni ’80, tant’è che a un certo punto vedremo ballare Timothée Chalamet sulle note del vinile di Lick it Up dei Kiss e, rimanendo in tema, un personaggio veste con una maglia dei Dokken.
Altre piccole accortezze: nel libro Maren è abbandonata da sua madre e cerca il padre; mentre nel film è proprio il contrario, viene abbandonata dal padre e si mette alla ricerca della madre.

Molti flashback che sono presenti nel romanzo qui sono stati tagliati. Niente focus sul background di come il protagonista è diventato cannibale, qui lasciato per inteso. La scelta del regista ricade sull’on the road e l’idea di voler raccontare un viaggio con tutto il suo bagaglio di imprevedibilità.

Il ritmo del film rallenta nel raccontare e descrivere la complessità dei personaggi, prendendo invece la rincorsa in quei punti del viaggio in cui viene portata avanti la trama. Il film gioca nell’alternare momenti lenti ad un ritmo incalzante. E se lo spettatore potrebbe non avere difficoltà ad immaginare qual è il segreto che tormenta Lee, dall’altro sente tutta l’incertezza di questo viaggio non riuscendo a prevedere cosa potrebbe succedere dietro ad ogni curva.
C’è sempre un velo di incertezza dove niente sembra essere stato programmato.

Un focus su alcuni personaggi di Bones and All

Guardiamo la storia dal punto di vista di Maren, una giovane ragazza che cresce nel corso del viaggio e diventa donna; ma nonostante tutte le sue disavventure, si vede lontano un miglio che il vero condannato è Lee con un grosso e pesante bagaglio alla spalle. Ai primi segnali si riesce ad intuire facilmente di cosa si tratta, eppure la scena in cui Lee rivela a Maren il proprio segreto resta una delle migliori scene del film per intensità dei dialoghi, fatti anche di pause e silenzi e un intenso contatto visivo tra i due attori.

Sully è un personaggio ambiguo: è il mentore di Maren e la sua guida verso il mare aperto. Un personaggio che diventata fondamentale per la formazione della ragazza con un’etica profonda. Sully sceglie di non uccidere mai e per questo, ai nostri occhi, sembra rispettabile. Dall’altro lato non può esserci perdono per un personaggio che al primo segnale di tradimento reagisce con la violenza, sia verbale che fisica.

Bones and All

(L to R) Taylor Russell as Maren and Mark Rylance as Sully in BONES AND ALL, directed by Luca Guadagnino, a Metro Goldwyn Mayer Pictures film.
Credit: Yannis Drakoulidis / Metro Goldwyn Mayer Pictures
© 2022 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.

Gli altri cannibali del film

I cannibali si riconoscono tra di loro per l’odore e così, in una scena del film, i due protagonisti vengono avvicinati da una coppia di estranei in cerca di compagnia per passare la notte in riva a un lago. Nel racconto, viene fuori che solo uno dei due è cannibale per natura: l’altro è più un “groupie” che insegue la rockstar della situazione per guardare l’amico cannibale e diventare proprio come uno di loro. Qui viene messa in risalto la lotta di accettazione morale di Maren che proprio non può tollerarlo: c’è qualcuno che mangia perchè non può farne a meno, qualcun altro che è lì apposta per assistere. Così come non riusciamo a incolpare i due protagonisti per essere ciò che sono, così vediamo questo nuovo personaggio con disgusto.
Su questo personaggio potrebbe nascere qualche riflessione su ciò che è male e ciò che è bene e  su quanto siano determinanti le proprie scelte e la propria natura.

A possibili interpretazioni, durante la presentazione del film Guadagnino continua a rispondere con ironia: “È una lettura che mi piace, interessante, mi porta alla mia vecchia convinzione che i film più belli sono quelli che i critici cinematografici vedono, non i film stessi. Però direi che non ci ho pensato”. Aggiungendo: “Tutte le interpretazioni sono autorizzate. Neanche autorizzate, sono Libere”.

Bones and All

David Gordon Green (left) as Brad and Michael Stuhlbarg (right) as Jake in BONES AND ALL, directed by Luca Guadagnino, a Metro Goldwyn Mayer Pictures film. Credit: Yannis Drakoulidis / Metro Goldwyn Mayer Pictures
© 2022 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.

Taylor Russell e Timothée Chalamet

Se per il personaggio di Lee l’idea di Timothée Chalamet è stata immediata, la scelta di Taylor Russell per Maren è stata ragionata. Guadagnino dice di averla vista in Waves, un film del 2019 in cui interpretava la sorella del protagonista. Quando nell’ultimo atto viene messo in carcere è lei a condurre le redini del gioco raccogliendo un ruolo non facile riuscendo a portare compimento il film nella sua parte finale.

“Lei sembra quasi una bambina con i suoi occhi grandi un po’ da cerbiatto, che allo stesso tempo ha una forza interiore molto spiccata e una volontà molto forte. Mi sembravano tutti elementi giusti per la consapevolezza di Maren, di questa bambina che viene abbandonata e diventa una donna.”

Quello che arriva allo spettatore è che c’è intesa tra i due e recitano perfettamente insieme, un’intuizione riuscita per la scelta degli attori.

Metafore e possibili chiavi di lettura. Il mito del cuore mangiato

Senza spoiler, diremo solo che la scena finale è dura e cruda. Se sul piano logico e razionale potrebbe non trovare un riscontro immediato e gli accadimenti potrebbero non avere molto senso negli occhi di chi guarda, invece dall’altro lato vengono mosse alcune corde e qualcosa arriva a livello emotivo. Come sembra suggerire il regista, viene ripresa quell’idea di Buster Keaton nel rendere concreta la metafora. E così, frasi come “mi hai strappato il cuore” trovano un riscontro in una verità sanguinosa.
È un meccanismo già visto, in fondo, quello del mangiare e dell’essere mangiati per vivere della stessa carne e assumere su di sé le proprietà dell’altra persona. Senza andare troppo lontano, troveremo il mito del cuore mangiato in diverse favole tra cui nella versione originale di Bianca neve e i sette nani. Ebbene, la Regina chiede al cacciatore di recuperare il cuore della più bella del reame con l’intenzione di farne un fiero pasto.

L’altra cosa che ritorna è il fatto che da parte dei protagonisti non ci sia nessun pentimento delle loro uccisioni. Ad un certo punto Maren rimprovera Lee per aver scelto la vittima sbagliata con un figlio piccolo e una famiglia. Se la prende con lui, ma prima di tutto è arrabbiata verso se stessa perchè, di fronte alla consapevolezza di aver fatto un’azione malvagia, non riesce a provare pentimento. Questa è la lotta interiore del suo personaggio, un viaggio di accettazione della propria natura. Nella condivisione dello stesso percorso c’è anche Lee che, in maniera differente, deve imparare a perdonarsi. Riuscirà a trovare la sua redenzione solo parlandone con Maren, l’unica in grado di capirlo.

Bones and All è un film con degli spazi da abitare. Gioca a livello emotivo e avrà un effetto diverso per ogni spettatore.

Critica

Come accennato poco prima, il film ha dei ritmi lenti che potrebbe piacere ad un pubblico predisposto ad osservare l’introspezione psicologica dei personaggi ma, allo stesso tempo, annoiare lo spettatore poco incline a seguire la storia romantica tra i due che si presenta con alcune ripetizioni. Non mancano i colpi di scena; guardando il film al cinema mi si è innescato un certo meccanismo che può essere riassunto brutalmente in “se fossi stato io al suo posto non avrei fatto così”. Questo da un lato può essere letto come il riuscito raggiungimento di un livello di empatia con i personaggi; dall’altro mette in luce alcuni aspetti che potrebbero discostarsi dall’essere del tutto realistici, con scene forse un po’ forzate.
Oltre alla storia dei due protagonisti, sarebbe stato interessante lasciare più spazio allo sguardo dei personaggi secondari, riusciti nelle loro descrizioni e nella loro complessità.

Pur non trattandosi di un film horror, alcune scene sono un po’ crude e non si presta ad una visione per tutti.
Il parere comune è che sia un film che ha bisogno di essere digerito, magari poi rivisto, per comprendere meglio alcune parti.

Morale della favola

Bones and All: il titolo del film si riferisce alla modalità del “pasto completo con ossa e tutto il resto” come quell’esperienza che riesce a dare in chi mangia “una botta come la prima volta”.
Strizzando l’occhiolino al titolo, forse l’amore non è altro che qualcosa che ti divora tutto, letteralmente fino all’osso.

Il film parla di due ragazzi innamorati, cannibali per natura e auto-esclusi da mondo, che cercano nell’amore un unico e possibile tentativo di salvezza. Detto così, forse, può sembrare riduttivo e più che un film romantico sposterei l’accento sul fatto che si tratti di un film d’amore in tutte le sue forme. Parla dell’amore di una madre per una figlia fino all’autodistruzione, dell’incapacità di un padre di riuscire ad addossarsi la difficoltà di amare. Ma è anche la storia dell’amore fraterno, dell’eterna attesa di un sorella che, dopo essere sopravvissuta all’inferno, ora resta in attesa di vivere attimi di affetto e normalità. Si parla di amicizia a senso unico e della fiducia tradita. É la storia di chi uccide per amore e di chi, per lo stesso motivo, viene ucciso.

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