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marco bellocchio e maya sansa

Buongiorno, notte

12 Giugno 2022
187 Views
di Silvia Celesti

Marco Bellocchio e l’assassinio di Aldo Moro

Dopo la presentazione al Festival di Cannes nella sezione Première, è uscita al cinema la serie di Marco Bellocchio Esterno notte, sei capitoli in due proiezioni cinematografiche.
A distanza di quasi vent’anni dall’altra opera al riguardo, Bellocchio torna a riflettere su uno degli episodi più bui della nostra storia politica recente, quello dell’assassinio di Aldo Moro. L’aveva già fatto nel 2003 con Buongiorno, notte, film che oggi vi vogliamo riproporre.

Buongiorno, notte – Esterno notte. Il legame tra questi due film

Non c’è un prima e un dopo che lega le trame di questi due film, c’è semmai un dentro e un fuori, un interno e un esterno.
Lo stesso drammatico episodio vissuto da diversi punti di vista e diverse posizioni fisiche ed emotive.
Se in Esterno notte il racconto riguarda quello che avviene fuori dal covo dei brigatisti e distante fisicamente dalla prigionia di Moro, in Buongiorno, notte tutto avviene all’interno dell’appartamento – prigione e dalla prospettiva dei protagonisti, rapitori e rapito. Quasi assente è l’analisi, che invece trova compimento nella seconda opera, delle figure che stavano attorno e in particolare modo dei politici, membri del partito e familiari. Esterno notte allarga dunque lo sguardo e ci racconta tutto quello che in Buongiorno, notte non vediamo, perché quest’ultimo è un racconto quasi intimo che attraverso gli occhi e la prospettiva della protagonista Chiara (Maya Sansa) ci porta dentro le mura dove tutto avvenne.

Maya Sansa in Buongiorno Notte

Credits: @01 Distribution

la trama del film

Il film inizia con la scena di una giovane coppia che va a visitare un appartamento in compagnia di un logorroico agente immobiliare. Dopo poche scene capiamo che quella coppia è una copertura e che quell’appartamento sarà il covo del rapimento di Aldo Moro (Roberto Herlitzka). Chiara condivide l’appartamento con altri tre brigatisti (Mariano/Luigi Lo Cascio, Primo/Giovanni Calcagno, Ernesto/Pier Giorgio Bellocchio) e sarà proprio lei a mantenere quel filo con l’esterno che serve da copertura, continuando la sua vita fuori tra lavoro, amici e famiglia. Il suo è un personaggio in bilico tra fede cieca all’ideologia, pentimento, umanità e spietatezza.

buongiorno notte

Credits: @01 Distribution

Ambientazione

L’ambientazione è cupa, claustrofobica; inferriate, luci spente, poche sono le scene all’aperto, quasi tutto il film si svolge all’interno della prigione, tra una stanza e l’altra dell’appartamento a malapena ammobiliato.
Mentre nel covo Moro e i brigatisti scambiano drammatici confronti sui rispettivi principi politici che li regolano, dalla stanza accanto l’audio è quello di una televisione accesa che trasmette réclame (come le si chiamava un tempo) e spettacoli di varietà di una società dei consumi in pieno e implacabile slancio.
E proprio in questi interni si svolge la vita di quei cinquantacinque giorni del 1978, scandita dai colloqui che Moro ha con i suoi carcerieri, tra quei disperati confronti politici nei quali Bellocchio ci porta a riflettere sui limiti dell’animo umano, e quello è lo sguardo che all’interno del film incarna il personaggio di Enzo (Paolo Briguglia), amico di Chiara.

Sceneggiatura

È sua la sceneggiatura dell’opera intitolata Buongiorno, notte (titolo che rimanda alla poesia di Emily Dickinson Good Morning — Midnight), nella quale racconta di una donna che lui vede assomigliare tanto a Chiara, intrappolata in una sordità feroce, incapace di guardare oltre i suoi credo ideologici.
Il problema eterno dell’uomo è che continua a sprecare energia vitale in modi assurdi e incomprensibili, le dice Enzo. Vediamo Moro come i condannati della Resistenza, in un continuo accostamento di immagini.

La visione di Bellocchio

E Bellocchio ci offre una via di fuga da quella notte che viene accolta, la sua non è dunque una ricostruzione storica, ma una riflessione; nel suggerirci un modo per non dire buongiorno alla notte, rappresenta una versione onirica nella quale Chiara droga i suoi compagni e fa sì che Moro si liberi, così che lo vediamo passeggiare tranquillamente per strada nel suo ritorno alla libertà. Ma, come si dice, questo è un film… che dà la possibilità di immaginare scenari alternativi ad una tragica vicenda che ha segnato la storia di un paese, restando punto di snodo di una crisi profonda dei partiti. Ed è in quell’illusorio sollievo finale, che Bellocchio ci dà costruendo uno spazio altro dalla realtà, che si amplifica l’amarezza del fallimento di un intero paese.

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