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Il museo di Yves Saint Laurent a Marrakech: un incontro tra due culture

7 Giugno 2019
371 Views
di Eleonora Attolico

“Quando siamo venuti a Marrakech, per la prima volta nel 1966”, scriveva Pierre Bergé, amico e socio di Yves Saint Laurent, “non sapevamo ancora che questa città sarebbe diventata per noi importante, né avevamo idea che il Marocco potesse diventare la nostra seconda patria”.

Erano anni in cui la Città Imperiale era poco visitata, ci venivano Fabrizio Ruspoli e Jean Poniatowski ma anche miliardari come Paul Getty Jr e la moglie Talitha. Qui viveva il decoratore americano Bill Willis diventato l’artefice della Villa Oasis di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé. Piano piano arrivarono gli amici come Loulou de La Falaise e tanti altri. Li chiamavano “La banda di Marrakech”, sempre a piedi nudi e in caftano, liberi e trasgressivi fino all’eccesso. Divertente la testimonianza della creatrice di moda marocchina Tamy Tazi. Racconta: “Yves era gentile con tutti. Adorava i Suk della Medina perché gli ricordavano l’infanzia a Orano. Passava ore nelle botteghe a chiacchierare con i commercianti e gli artigiani. Era affascinato dai colori, dalle stoffe e dagli abiti tradizionali”.

Yves Saint Laurent. Foto di Pierre Bergé

Il museo dedicato allo stilista è stato inaugurato nell’ottobre del 2017 e si trova nella città nuova, accanto al famoso giardino Majorelle. Spendiamo prima qualche parola su questa oasi di verde con oltre trecento piante. Fu acquistato nel 1980 da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, risistemato e donato alla città. Era stato abbandonato ma, già dalla fine degli anni Venti, era appartenuto al botanico e pittore paesaggista Jacques Majorelle. Un luogo fresco e piacevole con un antico atelier tutto blu che ospita il Museo Berbero: gioielli, stoffe, sculture di legno. E ora passiamo a parlare del museo Yves Saint Laurent, nato dal nulla proprio di fianco al Jardin Majorelle. La facciata sembra un puzzle di cubi rosa-ocra, lo stesso colore della Medina di Marrakech. All’interno un cortile rotondo e le tre lettere intrecciate YSL. Opera degli architetti Karl Fournier e Olivier Marty dello studio KO. I visitatori aumentano ogni anno, sono oltre un milione. Soprattutto francesi ma anche italiani, americani, inglesi. Il biglietto è cumulativo e comprende sia il Museo che il Giardino Majorelle. Costa dieci euro.

Fontana del Jardin Majorelle

All’ingresso del museo YSL troverete il famoso abito Mondrian, un simbolo degli anni Sessanta. Ha una importanza capitale perché, per la prima volta nella storia, vengono abbinate moda e arte. Passando poi nella sala principale, sono esposti una cinquantina di modelli che cambiano stagionalmente. Una rotazione che comprende cinquemila abiti in un tandem ideale con la Fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent di Parigi. A Marrakech non vedrete una retrospettiva. Meglio parlare di pezzi iconici come lo smoking da donna e la sahariana di Veruška. Gli abiti sono organizzati a blocchi tematici: maschile-femminile, nero, l’Africa sognata, i viaggi immaginari, i giardini, l’invito al ballo, l’arte. Non mancate di dare uno sguardo al foyer, uno spazio espositivo con disegni, bozzetti, cartoline di auguri con la scritta “Love” e foto realizzate per il teatro, il balletto e per la regina del Music Hall, Zizi Jeanmaire. In Francia una istituzione più di Giovanna D’Arco. Vale la pena anche ricordare che Yves ha vestito tutto il cinema francese: Arletty, Jean Marais, Jeanne Moreau e Isabelle Adjani. Persino la caffetteria non manca di glamour, si chiama Café Le Studio.

Interessante l’auditorium Pierre Bergé dove vengono proiettati documentari dedicati al couturier, spesso girati in atelier mentre spiega, con garbo infinito, un dettaglio di sartoria alle lavoranti. Ben fornita la libreria con cataloghi e coffee-table books dedicati non solo allo stilista ma anche al Marocco in generale. In quanto alla biblioteca, consultabile su appuntamento, è un tesoro da cinquemila volumi ed è dedicata alla storia arabo-andalusa, alla cultura berbera, alla botanica ma anche alla moda. Va anche detto che Pierre Bergé, appassionato bibliofilo, è stato uno dei più raffinati intellettuali del suo tempo. Amico di Jean Cocteau, Marguerite Duras e François Mitterand, ha scritto diversi libri. Tra questi (in vendita alla libreria del museo) “Lettres à Yves”, ed. Gallimard 2010.

Abiti esposti all’interno del Museo YSL

Infine uno sguardo al giardino di Villa Oasis, la casa dove vissero Yves Saint Laurent e Pierre Bergé. Anche questa oasi verde è stata realizzata dal paesaggista californiano Madison Cox. Visitare invece la dimora è più complicato: ci vuole un permesso speciale e un portafoglio gonfio. Un perfetto incentive per i viaggi-premi di banche e corporation. Pourquoi pas?

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