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Le otto montagne

Le otto montagne

1 Gennaio 2023
225 Views
di Noemi Stucchi

Le otto montagne dal Festival di Cannes al cinema

Le otto montagne è un film di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch con Luca Marinelli e Alessandro Borghi, film Vincitore del Jury Prize della 75° edizione del Festival di Cannes (qui l’elenco di tutti i film)

Leggo dai notiziari che si tratta del terzo film più visto in Italia in questo periodo. Di sicuro, se in questi giorni vi capita di andare al cinema, non troverete un altro film uguale a questo.

Le otto montagne

Credits: @vision distribution

Dopo aver visto il trailer, ammetto di aver pensato con una certa arroganza di aver capito più o meno di che cosa si potesse parlare nel film. Complice la vicinanza del Natale che ci ha abituato ai lieti fini del periodo invernale, pensavo di ritrovare una storia sull’amicizia del “tutto è bene quel che finisce bene”. Mi sbagliavo: senza nessuna forzatura, l’andamento del film è imprevedibile, tant’è che lo spettatore non riesce ad immaginare che cosa accadrà di lì a poco. Una narrazione volutamente lenta e descrittiva che trova negli sviluppi della trama quell’elemento per controbilanciare l’interesse di chi guarda. Si rimane incollati allo schermo per ben 150 minuti di film.

Le otto montagne: trama

É il viaggio di formazione di due personaggi, due amici bambini che crescono, si perdono di vista, tornano ad essere amici da adulti. Forse più che amici, direi fratelli.
Pietro è di Torino, passa le vacanze estive in una casa in affitto a Grana, un piccolo paese di montagna. Qui incontra Bruno, l’ultimo bambino del paese, che aiuta gli zii e lavora in alpeggio. In questa fase conosceremo meglio la mamma e il papà di Pietro (Elena Lietti e Filippo Timi) che estenderanno la loro capacità genitoriale anche al nuovo amico del figlio. La proposta è quella di offrire a Bruno un’istruzione a Torino, ma qualcosa andrà storto. I due crescono con due vite parallele perdendosi di vista.

Durante l’adolescenza il rapporto tra genitori e figli diventa sempre più difficile, tanto che Pietro dirà al padre di non voler essere come lui e di voler fare le proprie scelte di vita, così si allontanerà dalla sua famiglia. Poi il fatto che ribalta le carte in tavola, la morte del padre e il ritorno di Pietro. Le vite dei due convergono e da lì in poi niente sarà più come prima.

Le otto montagne

Credits: Vision Distribution

In questi anni di assenza di Pietro, scopriamo che anche Bruno ha avuto una lite violenta con la sua famiglia e ha trovato nel padre di Pietro una figura a cui chiedere consiglio e aiuto, tanto da essere considerato come un figlio.

I due amici dovranno raccogliere in eredità l’ultimo desiderio del padre e dovranno costruire insieme una casa.
Ormai adulti avranno l’occasione di ripartire insieme, come una seconda infanzia. Da qui si apre la seconda parte del film con nuove amicizie, nuovi viaggi e nuovi amori. Bruno, sempre arroccato sulla sua montagna, Pietro che va e viene per il mondo. Ma in questo luogo si daranno sempre appuntamento, in questa casa che diventerà il loro rifugio dal mondo. Non svelo altro.

Titolo

Ad un certo punto, Pietro non riuscirà più a restare e dovrà mettersi in viaggio per ritrovare se stesso. Ed è qui, durante il suo viaggio in Nepal, che apprende la leggenda delle otto montagne. Così spiega a Bruno che il mondo può essere vissuto in due modi. Con quale dei due si può conoscere di più?
Questo elemento diventa la chiave di lettura per la comprensione delle scelte di vita dei due personaggi. Entrambi si sentono fuori luogo: Bruno non riuscirebbe a vivere lontano dalla sua montagna, anche a fronte delle necessità che richiederebbero un adattamento da parte sua. Pietro non riesce a restare, deve incamminarsi perché è ancora alla ricerca della propria strada e scoprirà che la meta è in sé il viaggio.
Anche nei piccoli dettagli si ritrova la metafora delle scelte di vita dei due, e la favola delle otto montagne si rispecchia nella volontà di far crescere un albero che è stato sradicato e ripiantato da un’altra parte. Alla domanda di Pietro “Crescerà?” La risposta che viene data non può essere che un “vedremo.”

Attori e Protagonisti

Luca Marinelli (Pietro) e Bruno (Alessando Borghi) è una coppia vincente. L’interpretazione di Alessandro Borghi rende giustizia nell’uso di accenti e espressioni dialettali, e il dialogo tra i due risulta del tutto naturale. A tratti assume toni simpatici, in altri si tinge di silenzi, pause naturali e profondissime. Forse è il silenzio tra i due che riesce a dare valore alle loro parole.

Le otto montagne

Credits: @Vision Distribution

Elena Lietti è Francesca, una mamma premurosa. Bellissimo il personaggio del papà interpretato da Filippo Timi. Un figura complessa, che cambia dalla città alla montagna. Pietro entrerà in contatto con la personalità dell’ingegnere torinese, solo in un secondo momento e quando (forse) ormai sarà troppo tardi, lo conoscerà anche come quel padre di montagna con i suoi insegnamenti. Una sfaccettatura che aveva intravisto solo da bambino.

Critica e libro Premio Strega

Dopo aver scritto questa recensione, ammeto di aver letto tante altre pubblicazioni. Se dovessi trovare un punto critico, devo ammettere che, contrariamente a quanto spesso mi è capitato di leggere, non tutti gli spettatori riescono ad emozionarsi e ad entrare in empatia con i protagonisti. La trama è bellissima, ma per inclinazione personale nei punti più forti non ho provato quel grado di commozione che probabilmente avrei avuto di fronte a un libro. Non a caso, parliamo del vincitore Premio Strega 2017 (Paolo Cognetti, “Le otto montagne”, Einaudi 2016).

La montagna

Ad un certo punto, Bruno spiegherà agli amici di Torino che non esiste “la natura” come la intendono loro. Non è un concetto astratto, non si va in montagna per godere della natura. Qui, per chi in montagna ci vive, esistono solo cose concrete che si possono indicare con il dito. C’è il bosco, i campi, il sentiero. Le riprese investono molto tempo nell’inquadrare la montagna: dal panorama delle vette raggiunte, alla concretezza della mungitura delle mucche, si vede qui tutta la vastità della neve e le dimensioni di un un grande lago che diventa sempre più piccolo nella voce di un Pietro che, rivedendolo dopo diversi anni, ammette con la stessa ingenuità di quel bambino che ormai non c’è più: “me lo ricordavo più grande”.

Questo film tocca diverse corde, ma sullo sfondo la montagna continua a vivere.

Un amico che vive in montagna una volta mi ha fatto un dono, una fotografia della sua montagna con una frase scritta a mano che sento di rivolgere a mia volta a tutti con un augurio per un felice 2023: che infiniti spazi come questi possano accompagnarti sempre.

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