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LUCA RONCONI, UN ANNO DOPO

15 Febbraio 2016
1.695 Views
 di Federica Piergiacomi

 

Il 21 febbraio 2015, quasi un anno fa, veniva a mancare un pezzo del teatro, non solo Milanese ed italiano, ma europeo almeno. Moriva quel giorno all’età di ottantuno anni Luca Ronconi.

Ad un anno di distanza ne sentiamo ancora la mancanza e nella vita teatrale di tutti i giorni spesso compare ancora il suo nome.

È stato, ed è tutt’ora, uno dei pilastri del teatro italiano, innovatore, sperimentatore, classico e nello stesso tempo progressista. Difficile descriverlo, io ho vissuto tutta la mia esperienza teatrale sotto la sua influenza avendo visto poco di più di una manciata dei suoi ultimi spettacoli, ma da quando frequento l’ambiente lui è sempre stato un caposaldo della mia formazione.

Non pretendo di farne una critica strutturata, non ne sarei in grado ma vorrei condividere cosa è stata per me la sua figura.

Marcello Norbert - Sogno di una notte di mezza estate

Marcello Norbert – Sogno di una notte di mezza estate

Ricordo vividamente allo Strehler Sogno di una notte di mezza estate, da questo spettacolo posso dire di aver deciso di fare del teatro un pezzetto della mia vita, in seguito è diventata una colonna portante della mia vita e dei miei interessi, ma allora eravamo solo agli inizi. Questo spettacolo ha rivoluzionato la mia idea di scenografia, era un mondo fantastico, per nulla descrittivo, i diversi ambienti erano resi con delle scritte tridimensionali così il bosco di Shakespeare non erano alberi, ma una scritta a caratteri cubitali “FORESTA” che di una selva evocava l’immagine e il colore, ricordo che ne rimasi fortemente impressionata, era uno dei testi che meno mi sono piaciuti dello scrittore inglese eppure era stato reso in modo magnifico dalla regia alla scena alle luci, il testo era secolare, il linguaggio modernissimo. Esattamente questo dovrebbe fare il teatro, attualizzare e contestualizzare i testi antichi perchè parlino chiaro oggi.

In seguito sono andata a studiare scenografia e poi light design mi chiedo spesso e ne sono quasi sicura che in parte questo mio percorso sia dovuto al lavoro di Luca Ronconi.

Da quell’anno in poi ho sempre seguito il lavoro del grande artista che come Strehler sapeva coniugare insieme tutti gli aspetti di uno spettacolo riuscendo, a volte di più a volte di meno, a dare un’interezza e un’armonia alla rappresentazione che pochi sono capaci di rendere sulla scena contemporanea.

Mi sono scontrata a volte con spettacoli che ho trovato interessanti per l’analisi e il lavoro che erano stati fatti e altri che invece ho trovato difficili da seguire, da capire, da apprezzare, ma una cosa ho notato che ha accomunato il suo lavoro, una grande ricerca di testi stranieri, forti, difficili da mettere in scena il più delle volte ma, che comunque portava avanti con una voglia che, non credo, abbia mia perso e una caparbietà insolita.

Attilio Marasco, Panico

Attilio Marasco, Panico

Ricordo con tenerezza il suo ultimo lavoro, Lehman Trilogy, un capolavoro, sette ore di spettacolo divise in due parti. Per antitesi questo spettacolo mi ha riportato ad un altro grande lavoro fatto da questo intraprendente pioniere della scena teatrale, mi riferisco ad Ignorabimus, uno spettacolo di 12 ore, una giornata che scorreva esattamente con lo stesso tempo di una giornata vera, il tempo del racconto coincideva perfettamente con quello della storia, cinque minuti scorrevano davvero in  cinque minuti. Era il 1986, e non era un teatro, ma il Fabbricone di Prato, erano solo attrici che interpretavano, tutte tranne una, ruoli maschili.

Assurdo allora e forse ancora più assurdo oggi, oggi che i tempi sono così freneticamente veloci, pensare di passare 12 o 7 ore a teatro sembra a dir poco imp

ossibile. Certo abbiamo altri artisti che fanno spettacoli di diverse ore, penso a Jan Fabre, ma sono strutturate come performance e non come spettacoli, Peter Stein, mi direte allora, certo i suoi Demoni dura 12 ore ma, ritengo che siano pochi quelli in grado di farlo e uno di questi era il direttore del più importante teatro italiano il Piccolo.

Negli anni ho avuto la possibilità di dire che alcuni, forse parecchi, degli spettacoli del maestro che ho visto mi hanno annoiata, ma non ho mai smesso di voler vedere il suo lavoro perchè sapevo che ci sarebbe stata la possibilità di imparare una lezione sul teatro, era solo celata da qualche parte, e il mio lavoro era capire come coglierla una volta piuttosto che un’altra.

Ricordo il Panico, forte impianto scenico e la Celestina meravigliosamente riuscita, la Modestia e Pornografia che al contrario sono state più difficili da digerire. Ma tutto mi è risultato estremamente utile.

Un anno dopo la sua morte, un’iniziativa su tutte le altre merita di essere menzionata, una mostra organizzata da Margherita Palli, sua scenografa in moltissimi lavori, ai laboratori del Teatro alla Scala di Milano, la mostra ripercorre non solo i suoi spettacoli al teatro lirico, ma ripercorre soprattutto la sua vita di uomo di teatro.

Luca Ronconi

Luca Ronconi

Ritengo sia difficile per i giovani e tutti quelli che sono rimasti misurarsi con quest’uomo, con la sua eredità e difficilmente si riuscirà a portare avanti il suo lavoro, ma credo che forse la cosa più utile sia partire da lui, un punto fisso buono è importante, e continuare a portare avanti l’impegno del teatro con la sua stessa dedizione.

 

 

 

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