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Oppenheimer

Oppenheimer

4 Settembre 2023
688 Views
di Marta Dore

Quest’estate ho letto Tasmania, di Paolo Giordano. Il protagonista del romanzo, che con l’autore condivide non solo il nome ma anche l’essere un fisico e uno scrittore, lavora a un libro sulla bomba atomica e sugli effetti che ha avuto a Hiroshima e Nagasaki. A questo scopo, Paolo intervista i pochi sopravvissuti ancora in vita. Sono pagine dolorosissime perché mostrano l’orrore provocato da quella bomba sui corpi delle persone. Gli intervistati raccontano anche della luce e poi del boato scatenati dall’ordigno, fenomeni paradossalmente ipnotici, mai visti né sentiti prima.

Ho pensato a quelle pagine guardando la scena per me più sconvolgente di Oppenheimer, l’ultimo film di Christopher Nolan, uscito in Italia il 23 agosto, che ha già superato da noi i 15 milioni di euro di incassi e ha guadagnato al momento 789 milioni di dollari in totale.

Il film racconta parte della vita di Robert Oppenheimer, passato alla storia come il ‘padre della bomba atomica’, titolo che unisce gloria e orrore.

Si comincia dai suoi anni da studente di fisica prima ad Harvard poi a Cambridge e in altre università europee; lo seguiamo nel suo complicato lavoro di direttore del ‘progetto Manhattan’, il programma di ricerca e sviluppo in ambito militare che portò gli Stati Uniti a realizzare le prime bombe atomiche durante la seconda guerra mondiale; ne vediamo il trionfo dopo il lancio della bomba sulle città giapponesi e poi la caduta in disgrazia, con le accuse che gli furono mosse durante gli anni del maccartismo, in piena guerra fredda, per le sue passate simpatie comuniste.

Dalla trama, che non si sviluppa in ordine cronologico ma comunque in modo più lineare rispetto a quanto avviene in altri film di Nolan, emergono molti temi: primo fra tutti il controverso rapporto tra scienza, società e politica, e tutti i drammatici quesiti morali che ne derivano e che tormentano lo stesso Oppenheimer.

Cillian Murphy

Mio figlio quindicenne mi ha fatto notare con disappunto che il film non mostra quasi per niente le conseguenze che ha avuto la bomba sulle persone di Hiroshima e Nagasaki e questo mi ha colpito: ciò che per noi adulti è un dato acquisito, per i più giovani così non è. Non mostrare l’orrore reale di quello che è stato rende meno efficace il messaggio del film? Almeno per chi è nato in questo secolo ed è stato immerso in misura minore nella narrativa sulla seconda guerra mondiale?

Ho ripensato alla scena per me emotivamente più devastante, quella del Trinity test: la prova di detonazione della bomba nel deserto della Jornada del Muerto nel Nuovo Messico. Se non avessi letto pochi giorni prima il libro di Giordano, quella scena – che mi ha tolto il fiato – mi avrebbe fatto lo stesso effetto?

Emily Blunt

Il film è comunque potentissimo: tre ore volano grazie a un montaggio serrato e magistrale, grazie a stupefacenti immagini di galassie, stelle, fuoco, reazioni fisiche, grazie a un sonoro che trasforma il film, a tratti, in un’esperienza corporea. Grazie anche a prove d’attore memorabili da parte di tutti gli attori che compongono un cast strepitoso e anche delle due uniche attrici che hanno un minimo di peso (è un film di uomini questo: le donne semplicemente non ci sono o, se ci sono, sono mogli o amanti): Emily Blunt, la moglie di Oppenheimer, è struggente nel suo essere combattiva e affranta, nel vivere il suo dolore privato e politico; Florence Pugh, che interpreta l’amante più tormentata – tra le tante dello scienziato – è conturbante e sensuale.

Florence Pugh, l'amante di oppenheimer

Sono tutti bravissimi gli attori, ripetiamolo. L’Oppenheimer di Cillian Murphy è geniale: ci costringe a restare in bilico sul filo dell’empatia e del disgusto, così come è stato il ruolo di Oppenheimer nella storia, scienziato geniale ma con una responsabilità mostruosa. Matt Damon incarna un generale tutto ‘dover di patria’, ma anche capace di fare intravvedere spiragli di umanità. Jason Clarke impersona l’orrendo avvocato che accusa Oppenheimer di slealtà: vorresti alzarti e prenderlo a testate. Perfetto.

Cillian Murphy e Matt Damon

Chi ho amato più di tutti però è Robert Downey Jr, che regala un magistrale ritratto di un uomo che, sotto la maschera dell’amico e complice, è in realtà egocentrico e meschino. Questa complessità vibra in ogni scena in cui è presente Downey Jr, dall’inizio fino al disvelamento finale.

Robert Downey jr

C’è un altro libro che ho letto di recente e a cui ho ripensato guardando il film: Il lato oscuro delle storie – Come lo storytelling cementa le società e talvolta le distrugge, di Jonathan Gottschall. Tra i temi trattati, c’è quello che sottolinea come le storie siano il più efficace strumento di manipolazione delle persone singole, ma anche dell’opinione pubblica. La storia che gli Stati Uniti hanno raccontato per giustificare la scelta di sganciare l’atomica a guerra ormai praticamente finita, le storie che ancora oggi si raccontano – per sostenere guerre, per esempio, o compiere azioni violente a danno di altre popolazioni – sono quasi sempre manipolazioni infide e pericolose: questo emerge anche dal film di Nolan, che ha il pregio di mostrare che non tutti si sono piegati alla edulcorata narrazione che giustificava il lavoro di ricerca per realizzare la bomba atomica prima, e l’ancora più terribile bomba H dopo. Non si era piegato Albert Einstein, per esempio. E Oppenheimer stesso, dopo, si è reso conto della manipolazione in cui era caduto. Stiamo attenti, sembra dirci Nolan. Quello che è successo può succedere ancora. E ognuno di noi ha facoltà di scegliere da che parte stare o con chi.

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