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The Palace

The Palace

di Arianna Di Perna

Roman Polanski, torna con una commedia scritta e strutturata con personaggi caratterizzati dalla loro “normalità”, nessun essere clamoroso o estremamente criptico; il suo modus operandi si basa sulla macchina da presa che gira per le stanzein modo compulsivo fino alla stupidità e al divertimento di personaggi semplici, alle peripezie che affrontano con un ammiccare particolare alla derisione dei ricchi.

The Palace

Sì, Roman Polanski gioca sul passato, sulla differenza tra ricchi e poveri, uccidere il ricco per innalzare il povero. Un tema un po’ superato ma che fa del regista quello che è: un professionista anziano che ha fatto del suo tratto distintivo il retrò, la banalità dell’essere che però è confortevole e immortale. Vuole divertirsi e ridere con i personaggi in un film estremamente leggero che rida di ciò che, evidentemente, fa ridere anche lui.

The Palace dà una spallata all’attualità, mostrando il discorso di insediamento che il 31 dicembre del 1999, pronunciò Vladimir Putin introdotto da Boris Yeltsin. Al The Palace Hotel lo ascoltano tutti i borghesi: marchesi, imprenditori, ereditieri, politici, mettendo sullo schermo una rievocazione biografica, che poi diventa storica anche in senso cinematografico. La riproposta di un genere sempre uguale fatto di medesimi stereotipi (la escort che accompagna il politico, il politico invischiato nella malavita, l’amante e l’imprenditore), tutte espressioni riproposte nei modi di parlare, nelle battute ma anche nello stile cinematografico, tra movimenti di camera e costruzione scenica. Tutto funziona e mantiene viva l’attenzione dello spettatore.

La narrazione segue una linea, ha ritmo; anche solo il fatto che il direttore dell’Hotel (Oliver Masucci) e il concierge, Fortunato Cerlino, hanno sempre la battuta pronta e seguano una teatralità ciclica come comico e capocomico; sono dinamici, veloci e sempre pronti per creare l’essenza del film. La linea sottile tra banalità e orrido mantenuta da ironia innocente. Così controllata da risultare, apparentemente, innocua.

Polanski vuole attaccare i protagonisti e quello che rappresentano, estremizzandoli così da diventare insopportabili, così tanto da trasmettere allo spettatore un’importanza politica. Mette in opposizione due estremi rischiando di far intravedere una presa di posizione all’interno di una commedia che non ha questo scopo. Il focus è la riproposizione della decadenza dei generis attraverso un distaccamento dalla realtà per arrivare alla sua compiutezza. Deve salvare i sui personaggi, senza assolverli, ma semplicemente accompagnandoli verso un millennio nuovo e sconosciuto.

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