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Human

di Francesca Bianchessi

Avete mai passeggiato in un bosco? Oppure in un parco? Non su viali alberati però, sui sentieri, sulle strade poco battute?

Se non aveste mai provato quest’esperienza, recuperatela al più presto. Vi assicuro che serve per parlare di “Human”, film documentario di Yann Arthus-Bertrand, giornalista, fotografo e ambientalista di cui potreste aver visto “La terra vista dal cielo” uno dei suoi lavori precedenti più conosciuti.

Forse parlare di film documentario è riduttivo, più appropriato è il termine progetto: consta infatti di una serie di interviste, fatte a persone (quasi tutte) qualunque, alternate ad immagini di paesaggi visti dall’alto.
Lo so che detto così non suona per nulla accattivante. Chi mai si guarderebbe un film del genere, dove della gente sconosciuta ci parla e basta? In fondo i social network fanno la stessa cosa: la gente dice cose, noi sentiamo e poi le parti si invertono.
Il valore aggiunto di “Human” lo da il bosco. Non vi eravate scordati della domanda iniziale vero?

Nel bosco, come in Human, non ci verrebbe mai in mente di criticare la foglia bacata, l’albero storto, gli insetti, il fango. Così nel film raccogliamo un ventaglio di esperienze umane veramente ampio e nessuna è storta o fuori posto. Le persone parlano guardando lo spettatore negli occhi, proprio come se stessero dialogando con noi e parlano dei più svariati temi: amore, soldi, felicità, morte. Diversamente da quanto accade sui social però, qui non intervengono i malefici cookie: nessun intervistato ti dice ciò che ti aspetti perché hai “visualizzato contenuti simili”.
Troverete molti umani, qui dentro. Ci stareste benissimo anche voi!

È interessante sapere che le interviste sono state raccolte da tutto il globo. Oltre duemila intervistati hanno dovuto rispondere a 40 domande, uguali per tutti. Gli spezzoni sono stati poi attentamente montati in un girato di tre e più ore, ammortizzato dagli spezzoni in cui i protagonisti sono la natura e la musica. L’alternanza tra silenzio-parlato e musica-natura, crea un’unione che abbraccia tutto il pianeta. Non fraintendetemi, non c’è presunzione in questo. Semplicemente è un progetto, uno studio su quest’umanità che siamo noi. Su come abitiamo questa terra e su come abitiamo le nostre vite.

Soffermandoci un momento su questi spezzoni naturalistici. L’occhio da fotografo di Arthus-Bertand coglie alcune immagini spettacolari che, accompagnate dalle musiche di Armand Amar, ricordano alcuni movimenti di “Fantasia” tanto sono calzanti e “giuste” le une per le altre.
C’è però da tracciare il parallelo con un altro bel documentario di un fotografo, da vedere assolutamente se vi piace il genere (ma anche solo per curiosità). Questo è “Il sale della terra” del regista Wim Wenders e del fotografo Salgado. Ma un grande film connubio di silenzi e natura è il più recente Il buco” di Frammartino (qui la recensione).

La visione del film “Human” infine, è davvero intensa. Non vi nascondo che ho pianto più volte. Se pensate che un film del genere non faccia per voi, vi chiedo di fare una prova. Guardatevi le prime interviste, arrivate fino al primo stacco sulla natura, vi renderete conto che vale proprio la pena di conoscerli meglio questi Human.
Vi renderete conto che nel bosco non c’è niente di storto, c’è solo una grande varietà e che questa varietà non può essere sbagliata, può solo essere tanta e che in questa varietà, rientrate anche voi.

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