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Sebastiano Zanolli

Intervista a Sebastiano Zanolli

di Noemi Stucchi

Sebastiano Zanolli, chi è l’autore del libro “Guerra e pace”

Ho avuto la necessità di confrontarmi, visto che non faccio lo scrittore di professione. Io di professione faccio quello che lavora nelle aziende, con le persone e per le persone, e i libri li scrivo per costringermi ad approfondire, a non fermarmi alla superficie, ad allontanarmi dalle opinioni il più possibile e riuscire a fornire attrezzi utili. Questo faccio. Il cercatore di strumenti che rendano più efficace e umano il districarsi nel mondo professionale

Nel ultime pagine dei suoi “Ringraziamenti”, parla così Sebastiano Zanolli, autore del libro “Guerra o pace”. Abbiamo letto il libro e rimandiamo qui alla recensione.
Manager, speaker, advisor: Sebastiano Zanolli è un espero nella gestione del cambiamento con più di trent’anni di lavoro aziendale alle spalle. Per tutti i dettagli rimandiamo al suo sito.

Lo abbiamo conosciuto grazie all’agenzia di comunicazione Manzoni 22 e ne abbiamo approfittato per rivolgere all’autore qualche domanda.

L’intervista

Guerra o pace libro Zanolli

Professione

  • Leggendo tra le righe del libro si intravede come dietro ci siano anni di esperienza alle spalle.
    Ha il piacere di raccontarci qualcosa in più di lei, della sua professione e di come aiuta le persone nel contesto aziendale?

In effetti sono entrato nel mondo del lavoro nel 1990, ho iniziato come venditore nel mondo dei tessuti e poi per molti anni ho lavorato per marchi del mondo della moda.
Mi fa piacere ricordare Diesel perché è un marchio che mi ha dato molto e che in qualche modo assegnato le mie modalità professionali e non solo.
La mia passione per l’approfondimento professionale in tema di motivazione e di tutte le attività che ruotano attorno a questo mondo è iniziato immediatamente perché era utile per il mio lavoro: con il passare del tempo è diventata una passione talmente pervasiva da poter essere declinata in libri, conferenze, formazione.
Attualmente lavoro come advisor per numerose aziende. Il macro-tema di cui parlo e scrivo è sempre relativo a come le persone si impegnano oppure non si impegnano nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Parliamo di un altro libro: “Alternative”

  • Nelle prime pagine viene detto come “Guerra o pace” possa essere visto come un’estensione del suo libro precedente intitolato “Alternative” in cui parla della competizione sul mercato. Possono essere visti come libri complementari tra loro?

Tutti i libri che ho scritto, con un ritmo di circa tre anni uno dall’altro, hanno una consequenzialità.
Quando noto segnali “deboli”, cerco di interpretarli sia per interesse personale sia per mettere a disposizione strumenti professionali agli altri. In questo caso, dopo aver esaminato lo sviluppo dell’ambiguità e volatilità del mondo attuale e esposto le alternative necessarie per conservare la propria dignità, mi sono imbattuto nella conflittualità crescente nelle aziende.
Si nota una tensione e un’aggressività in aumento: e si tratta di una conflittualità diversa dalle lotte sociali a cui eravamo abituati negli anni Settanta. La conflittualità di oggi è figlia delle nuove tecnologie e di nuove prospettive valoriali che hanno fatto perdere al lavoro alcuni connotati.

La Grande Differenza

  • Nel 2019 ha scritto anche un altro libro, La Grande differenza. Può farci una breve introduzione?

Nel 2018 ho ripreso il testo de “La grande differenza“, che era stato pubblicato nel 2003. E’ un testo che mi ha portato molta fortuna, con più di 30 ristampe. Nel 2018 l’ho attualizzato e abbiamo aggiunto la prefazione del mio capo storico, Renzo Rosso, cosa che mi ha reso felice. E’ un saggio dedicato alle basi motivazionali necessarie per raggiungere i propri obiettivi.
É una mappa utile per raggiungere proprie mete, di facile lettura, e di immediata applicazione.

Confrontation meeting

  • Partendo dai modelli aziendali citati nel testo, come può essere utile ripercorrere il modello del “confrontation meeting” per risolvere e gestire i conflitti anche nella vita privata?

Il “meeting di confronto” prevede che le persone siano disponibili a sedersi attorno un tavolo, capi e anche subordinati: Questo nella vita personale spesso non è possibile.
Però resta l’idea che le soluzioni dei  conflitti possono emergere solamente quando ci si sieda assieme senza preconcetti e pregiudizi con la volontà di preservare il rapporto e di lavorare sugli interessi piuttosto che sugli specifici bisogni.
É più facile trovare interessi comuni che non lottare solo per delle necessità specifiche. In questo senso confrontarsi è fondamentale.

Smart working e pandemia

  • Con l’introduzione dello smart working durante la pandemia non è cambiato solo il modo di lavorare ma anche di rapportarsi con gli altri. Come ha influito nel contesto del litigio e delle dinamiche all’interno di un team?

C’è stata un’influenza molto pesante. Non avere più tutti i sensi con cui siamo abituati a comunicare, non avere più sedi dedicate al lavoro in cui tutti si recano la mattina, non avere tempi di spostamento che permettono di focalizzarsi sulla  realtà lavorativa fanno sì che spesso non siamo nella situazione adatta per comprendere il prossimo e viceversa.
Se a questo aggiungiamo anche le comunicazioni asincrone, quelle quindi che avvengono senza la presenza contemporanea dell’altra parte, le possibilità di interpretare male o fraintendere i messaggi è alta.
Proprio per questo è importante riprendere in mano il concetto di conflitto, che è ineliminabile nell’organizzazione: dobbiamo comprendere il buono che porta con sé e migliorare la capacità sia di prevenzione che di risoluzione.

Evoluzione

  • Rileggendo il libro ho trovato una sottolineatura: “non ci si salva da soli in un mondo complesso”.
    In un’ottica di evoluzione, quanto è importante sapersi “scontrare” con gli altri?

In un’ottica di evoluzione è importante scontrarsi con gli altri quanto lo è anche sapere regolarsi e accettare le differenze.
Non ci si salva da soli in un mondo complesso, perché la possibilità di trovare una soluzione non appartiene a una singola entità ma deve essere reinventata continuamente attraverso un gioco collettivo di competizione e collaborazione che permetta a ciascuno di dare il meglio di sé senza prevaricare il prossimo e tenendo conto anche delle sue visioni.  Siamo una specie evoluta, proprio perché ha saputo fare tutto questo.
I tempi ora tendono a radicalizzare i conflitti e a tenere solamente la parte deleteria, quella che diventa guerra, danneggiamento della controparte e basta. Dobbiamo fuggire da questa deriva e riabbracciare la nostra umanità e le nostre capacità.

Pensiero divergente

  • L’importanza del pensiero divergente serve per creare una convergenza. Cosa significa?

Il pensiero divergente permette di prendere in considerazione tanti altri punti di vista. Mescolare i punti di vista permette di trovare nuove soluzioni condivise. In questo senso la divergenza può creare convergenza.

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