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tra due mondi

Tra due mondi

24 Aprile 2022
138 Views
di Silvia Celesti

È uscito nelle sale l’attesissimo ritorno cinematografico dello scrittore, sceneggiatore e regista Emmanuel Carrère, autore de I baffi, Un romanzo russo, Vite che non sono la mia, Limonov, Yoga, per citare alcuni titoli; opere con il quale Carrère si è costruito negli anni un ampio e affezionato pubblico di riferimento.
È di qualche mese fa la decisione di Carrère di seguire almeno nove mesi di udienze del processo per la strage del Bataclan apertosi lo scorso ottobre, i suoi contributi vengono pubblicati in Italia da Repubblica per Robinson, l’inserto culturale. Ora è nelle sale con un nuovo lavoro, Tra due mondi, titolo originale Ouistreham, presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes e film d’apertura del Festival Rendez-Vous, dedicato al nuovo cinema francese.

Credits: Teodora Film. Photo credits: © Christine Tamalet

L’idea nasce dalla protagonista del film, Juliette Binoche, e dalla volontà di portare sul grande schermo l’adattamento di un romanzo inchiesta molto celebre nel panorama dell’attualità francese e discusso per le modalità con cui è stato portato a termine. L’opera in questione è Le Quai de Ouistreham, un libro per il quale l’autrice Florence Aubenas, giornalista che ha collaborato con diverse testate e ora da anni a Le monde, ha deciso di infiltrarsi per sei mesi come donna delle pulizie sul traghetto che ogni giorno attraversa la Manica, dal porto di Ouistreham a Portsmouth, per scrivere delle condizioni di vita e lavoro di una categoria di lavoratori invisibili, sottopagati, che fanno le pulizie per sette euro all’ora a tempi record, 230 cabine in 4 minuti ciascuna, 60 letti in un’ora e mezza, una realtà di precariato e sfruttamento con la quale far tornare i conti di ciò che è essenziale, bollette, casa, mantenimento di sé e dei figli.

 tra due mondi film di Emmanuel Carrère

Credits: Teodora Film. Photo credits: © Christine Tamalet

E come riuscire a raccontare tutto questo, aldilà della sterilità dei dibattiti improntati sulle statistiche di disoccupazione, povertà e precariato? Come dare un volto a tutto ciò per una giornalista abituata a ben altro tenore di vita, estranea alla realtà in questione; come calarsi in quella sofferenza per diventare testimone diretta, seppur restando nella posizione di chi sa che, finito il progetto, potrà tornare a riabbracciare le proprie sicurezze?
Ci ha provato appunto Florence Aubenas e ce lo raccontano nuovamente Carrère e Binoche che interpreta Marianne, nei panni della giornalista infiltrata, che, rivoltasi ad un ufficio di collocamento, viene impiegata come donna delle pulizie sul traghetto, iniziando così la sua esperienza di reportage.
Qui Marianne conoscerà le dure condizioni delle sue nuove compagne di vita, in particolare modo di Christelle, mamma single, e della giovane Marilou. Le tre donne si ritroveranno a stringere rapporti d’amicizia e solidarietà, in uno spirito di comunione tipico di chi condivide uno stesso percorso, ancor più se questo è di sofferenza.
E proprio in questa dimensione di apparente condivisione si sofferma l’interpretazione di Carrère che mette in particolare evidenza il tema del tradimento, del corpo estraneo che, seppur per un fine buono, entra con la menzogna nelle vite altrui, appropriandosene e costruendo un personaggio utile a raggiungere uno scopo, mettendo in crisi l’autenticità delle relazioni nate su quel traghetto.

Tra due mondi

Credits: Teodora Film. Photo credits: © Christine Tamalet

Dicevamo che il film nasce dalla volontà di Binoche di mettere in scena questo adattamento, Aubenas era di parere contrario, non voleva affatto che del suo libro ne fosse fatta una trasposizione cinematografica, fatta eccezione per il caso in cui l’adattamento fosse stato diretto da Carrère. E qui entra in gioco il suo fondamentale contributo e la sua capacità di portare lo spettatore a riflettere su temi a lui cari, come appunto il ruolo dell’autore, i limiti talvolta ad esso imposti dal proprio narcisismo, la sua capacità e possibilità di calarsi nelle vite altrui per ciò che decide di raccontare, così come il rapporto che intrattiene con il proprio pubblico.

Nel film, per volontà dello stesso Carrère, la dimensione realistica della narrazione trova maggior spessore grazie alla decisione di scegliere attori che non fanno questo di mestiere, tranne nel caso di Binoche, ma che, nella maggior parte dei casi, fanno mestieri molto vicini, se non gli stessi di quelli interpretati. Un film che pone diverse questioni e spunti di riflessione a partire dal complesso tentativo di dare voce e testimonianza al dolore altrui.

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