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ALAMAR

19 Giugno 2017
1.342 Views
di Marta Dore
Alamar Locandina

Alamar Locandina

“A volte penso che io e il padre di Natan ci siamo incontrati e amati per un certo periodo proprio perché dovevamo far nascere lui, un bambino come lui”. Inizia con queste tenere parole un film bellissimo e prezioso, che abbiamo rischiato di non vedere mai. Alamar, di Pedro Gonzàlez-Rubio, è un lungometraggio del 2009, vincitore di molti riconoscimenti in diversi festival internazionali ed è arrivato sugli schermi italiani solo grazie agli sforzi congiunti di tre realtà cinematografiche indipendenti (Barz and Hippo, Rossosegnale e Ahora Film), che fin da subito lo hanno amato e voluto distribuire in Italia. Presentato in anteprima a Genova alla manifestazione Slowfish dello scorso maggio, lo si può vedere ora in qualche sala cittadina attenta alle produzioni indipendenti: a Milano, per esempio, è in programmazione al Cinema Beltrade.

La storia è molto semplice: il piccolo Natan, 5 anni, figlio di un breve amore tra una donna italiana e un ragazzo messicano, vive a Roma con la mamma. Un giorno parte con il padre Jorge per andare a trovare suo nonno paterno, Matraca, un pescatore che usa ancora lenza, amo e fiocina nel Banco Chinchorro, un’estesa barriera corallina nei mari del Messico. Jorge vuole fargli conoscere le sue origini e il luogo incontaminato in cui vive. Giunti a Banco Chinchorro, dichiarato Riserva Naturale della Biosfera nel 1996 dall’Unesco, Natan e Jorge accompagnano ogni giorno il nonno a pescare: il piccolo impara a distinguere i vari tipi di pesce, dalla “bionda” al barracuda, a fare le immersioni, a giocare con le chele dei granchi, a stare attento a coccodrilli, ad arrampicarsi per vedere l’orizzonte, a fare amicizia con i gabbiani e con uno strano uccello arrivato forse dall’Africa e che lui chiama Blanquita. Impara ad adattarsi ai ritmi lentissimi della natura, ai tempi vuoti, impara a guardare lontano e vicinissimo. E mentre si immerge in questo universo primigenio, Natan diventa piano piano figlio di suo padre, accetta di farsi proteggere e amare da lui, di ridere con lui e anche di farci la lotta per gioco, come si fa tra maschi piccoli e grandi. Noi assistiamo rapiti allo spettacolo di quel mare, di quella natura incontaminata, rarissima ormai sulla nostra terra ferita, e diventa difficile separare l’incanto che si prova davanti a certe immagini da quello che ci commuove nel vedere il farsi di una relazione padre e figlio sempre più complice e amorosa. Alla fine Natan tornerà dalla mamma a fare bolle di sapone al parchetto, ma non prima di aver lanciato un suo messaggio in bottiglia con i disegni delicati e infantili di tutti gli animali che ha visto in questa sua vacanza specialissima: forse un appello innocente e inconsapevole a proteggere ora e ancora quel patrimonio di tutti che è la Natura.

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