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Assassinio a Venezia

Assassinio a Venezia

di Francesca Bianchessi

Avevamo lasciato il nostro Hercule Poirot (Kenneth Branagh, “Belfast”, 2021), distrutto dal dolore per l’amata Kathrine e per l’umanità crudele conosciuta nel precedente capitolo “Assassinio sul Nilo” 2022 e, per giunta, senza i suoi famosi baffi.

Lo ritroviamo a Venezia ancora più devastato dopo la guerra, siamo nel 1927, e ritirato dal mondo ma con i baffi. Non parla, non interagisce, non vive. L’unica interazione che ha è con il pasticcere di fiducia, che passa due volte al giorno, e la sua guardia del corpo Vitale Portfolio (Riccardo Scamarcio, “L’ombra di Caravaggio” 2022)

Tutto cambia, ovviamente, quando alla porta si presenta “l’autrice”, Ariadne Oliver (Tina Fey, “30Rock” 2006-2013), che lo stana e lo convince a partecipare ad una seduta spiritica, poco dopo la quale muore proprio la medium, Joyce Reynolds (Michelle Yeoh, ancora alle prese con sedie in movimento dopo il pluripremiato “Everything Everywhere All At Once” del 2022)

Così Poirot è costretto a tornare al lavoro, aiutato dall’autrice, per svelare il mistero di questa morte.

Branagh mantiene in questo film lo standard dei precedenti, pur essendo alle prese con un’opera minore della serie di Poirot e su cui la produzione si è presa discrete libertà.

L’ambientazione a Venezia, ad esempio, è una pura invenzione del film che però è ottima cornice per una storia di fantasmi com’è questa. Fa prendere anche discreti spaventi con qualche jumpscare (spavento) qui e là.

Certo Halloween celebrato per le vie di Venezia, da delle suore, in pieno dopoguerra forse è un po’ anacronistico… Mi permetto di dire qui che il carnevale nella città lagunare è già inquietante del suo, senza farlo coincidere con la festa dei morti, ma rispecchia il titolo del libro da cui è tratto (“Poirot e la strage degli innocenti” del 1969 il cui titolo originale è “Halloween party”)

Soprattutto nella cornice veneziana Branagh mantiene la marcata computer grafica, utile a sottolineare le atmosfere tetre ed umide, senza però sfociare in quella eccessiva che apparteneva alla pellicola precedente, dove alle volte ci si sentiva in una pubblicità di profumi.

Anche in questo film come nei precedenti, la cura al dettaglio delle ambientazioni e delle luci, rimane lodevole ricca di oggetti, piena quasi affollata da tutti gli oggetti accumulati in questa casa spettrale.

Il cast è sempre ricco di nomi noti, forse meno noti rispetto ai due precedenti pensando al pubblico italiano (soprattutto rispetto ad “Assassinio sull’Orient Express”). Pensiamo solo a Tina Fey che è una celebrità di peso negli States, mentre da noi è molto meno nota.

Infine un apprezzamento a Scamarcio che, nella versione nostrana, si è ridoppiato. So che non sembrerà gran cosa eppure, nonostante si senta la differenza tra i doppiatori e l’attore che hanno due stili di recitazione diversi, il rischio del ridoppiarsi è di risultare un po’ legnoso, invece Scamarcio ha fatto davvero un buon lavoro, di attore e di doppiatore.

Quindi, in definitiva, se vi sono piaciuti i due capitoli precedenti, qui troverete un altro film che farà al caso vostro.

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