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De Maria apre la terza sede della Galleria Cortesi

19 Giugno 2017
1.480 Views
di Erika Lacava
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Installation view, “Nicola De Maria. From the Venice Biennale 1990”, “Teste orfiche”, Cortesi Gallery, Milano, photo by Lorenzo Croce, courtesy Cortesi Gallery London – Milano – Lugano

È un’immersione in un cielo notturno la visita alla mostra di De Maria alla Cortesi Gallery di Milano.

Terza sede della galleria fondata da Stefano Cortesi a Lugano nel 2013, seguita da Londra nel 2015 sotto la direzione dei figli Andrea e Lorenzo, la galleria milanese apre in Porta Nuova uno spazio di circa 350 metri quadri dedicati a un pubblico e a un collezionismo italiano sempre più attento e curioso, coltivato nelle nuove fondazioni private e istituzioni pubbliche milanesi.

Nicola De Maria (1954, Foglianise), artista che ha aderito alla Transavanguardia nel 1980 e uscitone a fine del Decennio per intraprendere un suo percorso più personale, torna a Milano dopo la retrospettiva dedicata da Palazzo Reale alla Transavanguardia nel 2012 e la personale alla Galleria San Fedele nel 2015. La Galleria Cortesi gli dedica oggi una mostra memorabile, scegliendo con doviziosa cura i lavori da esporre. Cinque grandi tele di 3 metri di altezza e 5-6 di lunghezza che occupano interamente lo spazio, come fossero ideate per un intervento site specific. Tele invece ideate nel 1990 da De Maria per il Padiglione Italia della 44a Biennale di Venezia, sotto la curatela di Laura Cherubini, Flaminio Gualdoni e Lea Vergine, riproposte da Achille Bonito Oliva al Pecci di Prato nel 2012 e ora tornate in mostra a Milano dal 3 Maggio in concomitanza con la preview della 57a Biennale.

Un omaggio poetico a De Maria e all’Istituzione veneziana, e una scelta coraggiosa e controtendenza sia rispetto al mercato internazionale, che da anni sembra aver dimenticato il figurativo in generale, sia per le scelte curatoriali tipiche della galleria, più legate al Minimalismo, allo Spazialismo e al Gruppo Zero, di cui si possono osservare, in un’ala fuori mostra, alcune opere in collezione.

Le opere della luminosissima sala centrale accolgono con una visione d’insieme immediata e immersiva fin dal primo ingresso. La lunghezza della sala, circa 30 metri di lunghezza con colonne sottili che non intralciano lo sguardo, permette di addentrarci nella mostra e passare accanto alle opere camminando, osservandole da vicino e interagendo con loro come in un paesaggio naturale.

Installation view, Nicola De Maria, from the Venice

Installation view, Nicola De Maria, from the Venice

Le opere rimbalzano da una parete all’altra della sala, si fanno architettura totale e struttura. Se nelle sale della Biennale prima e del Pecci poi le pareti erano dipinte con colori accesi per ricreare una scenografia completa, una costruzione totale di un nuovo spazio a metà tra il reale e l’immaginario, il naturale e l’artificiale, nella mostra alla Galleria Cortesi la luminosità delle pareti funge da contrappunto ancora maggiore facendo risaltare il blu delle tele.

Sono opere in cui immergersi, da abbracciare con lo sguardo e da cui lasciarsi avvolgere come da una coperta stesa intorno, in una passeggiata notturna in cui la natura, qui madre benigna, ci accoglie. Un’immersione che ci vuole coinvolti e non passivi spettatori, in un viaggio interiore tra il lirismo e la poesia di cui i titoli delle opere sono testimoni. “Teste orfiche” (I, II, II, IV e V) raccontano di una lira che canta e incanta, di animali, uomini e rocce che rispondono al canto di Orfeo. E nelle tele ritroviamo, come un simbolo, tracce bianche di pentagrammi confusi alle stelle come comete.

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Installation view, “Nicola De Maria. From the Venice Biennale 1990”, “Teste orfiche”, Cortesi Gallery, Milano, photo by Lorenzo Croce, courtesy Cortesi Gallery London – Milano – Lugano

I colori in De Maria sono colori primari, stesi e colati con più strati a creare ombre e luci e a ricreare, con poche pennellate, la tridimensionalità. Sono mari profondi, paesaggi stellati di un blu intenso, carico e sfumato, in cui le nuvole creano striature più chiare. Nel blu cobalto navigano le stelle, gialle, bianche, rosse, tracciate con segni semplici come quelli dei bambini, essenziali come i graffiti delle incisioni rupestri, ancestrali e ataviche. Sono stelle riconoscibilissime nella loro iconografia di stelle eppure alcune, piegate come origami, si configurano come tagli, come ferite, in un secondo richiamo alla mitologia greca e alla concezione delle stelle come squarci luminosi nel tessuto del cielo.

Completano la mostra, come piccole costellazioni, alcune opere di dimensioni ridotte: il cartone “Il Regno dei fiori”, in cui le stelle si trasformano in boccioli con la sola aggiunta del gambo, una delle coloratissime valigie di De Maria e la bellissima “Regno dei fiori, Universo senza bombe, Amori, Passione, Pace, Gioia, Paradiso” nella sala accanto alla principale.

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“Regno dei fiori, Universo senza bombe, Amori, Passione, Pace, Gioia, Paradiso”, Cortesi Gallery, Milano, photo by Lorenzo Croce, courtesy Cortesi Gallery London – Milano – Lugano

 

Assistiamo qui a un ritorno al colore alla sua ennesima potenza, per recuperare il piacere della pittura e della matericità dopo gli anni Sessanta dell’Arte povera, l’era della “mortificazione” dell’arte, come la definisce Achille Bonito Oliva, per darei via, con la fine dei Settanta, a “una precipitazione nella materia dell’immaginario”.

La mostra è visitabile fino al 21 Luglio in corso di Porta Nuova, 46/B, Milano.

Prosegue intanto alla Cortesi Gallery di Lugano la mostra di Serena Maisto “Time line. My Walk with Basquiat”, mentre inaugura a breve, presso la sede di Londra, il belga Walter Leblanc, riconducibile al Gruppo Zero, in collaborazione con la Fondazione Walter & Nicole Leblanc.

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