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La realtà esibita, imballata e destabilizzante di Christo

4 Luglio 2016
1.609 Views
di Cristina Ruffoni


“Una forma che viene annullata da cio’ che essa espone, di modo che l’esposizione del contenuto, si mostra al contempo un superamento dell’esporre”.
Hegel                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

Nell’aria e non solo sulle pagine dei giornali, si percepisce un grande fermento, un clima festoso per l’evento di Christo al lago d’Iseo, dove l’artista bulgaro, e’ impegnato a terminare una passerella di tre chilometri in polietilene espanso. The Floating Piers, rendera’ raggiungibili, camminando sull’acqua, collegandoli, i comuni di Sulzano e Monte Isola, transitando dall’isoletta privata di San Paolo. La passerella, che sembrera’ rivestita di un tessuto con i colori solari dal giallo al’arancione preferiti dall’artista, cangianti e mutevoli alla luce, sara’ distrutta il 4 Luglio.

bruna ginammi

Bruna Ginammi fotografa

Solo benefici d’immagine ed economici per la comunita’ del lago, un guadagno previsto di circa 50 milioni di euro e nessuna spesa, poiche’ Christo ha pagato interamente il progetto e anche coloro, che sono stati assunti per il montaggio, la manutenzione e il controllo, possibilita’ resa possibile dalla vendita dei suoi bozzetti quotati a prezzi vertiginosi.

Oltre all’impatto visivo spettacolare e all’intrattenimento garantiti, che senso ha per Christo un simile intervento di Land Art? Dominio perpetrato sulla Natura? Ansia effimera di possesso? Gioco collettivo e rituale d’evasione?

Le risposte possono essere cercate attraverso la sua vita avventurosa e la sua parallela ricerca artistica.

A causa della Rivoluzione d’Ungheria, Vladimirov  Yavacher, il futuro artista americano Christo,  fugge dall’Est, abbandona Praga nel 1957, per raggiungere Parigi, dove parlando solo bulgaro, sopravvive lavando macchine e facendo ritratti per strada. L’incontro con Jeanne Claude Denat de Guillebon, sua futura moglie, nata  il 13 Giugno 1935, stesso anno e giorno di Christo, cambiera’ tutto per sempre. Fino alla morte di lei nel 2009, formano un sodalizio indivisibile anche artistivamente, firmando tutti i progetti insieme, dal primo a Parigi nel 1961, Rideau de Fer, un muro di barili d’olio per bloccare rue Visconti, ai successivi imballi con lunghi  teli in diverse citta’, come il muro di Berlino, il quartiere di Soho a New York, fino al Running Fence, una recinzione continua della campagna in California e le mura Aureliane a Roma, solo per ricordarne alcuni. “Lei, e’ stata e sara’ per sempre, la mia guida spirituale e critica”, ricorda lui.

Christo non e’ pero’ rimasto insensibile e incurante alla scena artistica e culturale intorno.

Con Arman e Yves Klein, entra a far parte del Noveau Realisme, la Pop Art non gli interessa, sono invece due le opere fondamentali, come Christo ammise, a dare inizio alla pratica dell’imballaggio e del cammuffamento: L’enigma di Isidore Ducasse di Man Ray e il pianoforte con feltro di Joseph Beuys.

the Enigma of Isidore Ducasse, Man Ray, https://theartstack.com/artist/man-ray/the-enigma-of-isidore-ducasse

the Enigma of Isidore Ducasse, Man Ray, https://theartstack.com/artist/man-ray/the-enigma-of-isidore-ducasse

Nonostante la provocazione e il gigantismo, e’ il mistero e l’enigma che a Christo interessano e vuole suscitare, cambiando l’ordine delle cose ed intessendo nuove dinamiche. L’ironia che scaturisce dall’assurdo, come poter camminare sull’acqua, e’ uno dei presupposti delle sue azioni, che innescano stupore e gioia. A questo proposito, il readymade di Man Ray, una macchina da cucire e un ombrello avvolti da una coperta e annodati da una corda, mai svelati dall’artista,  piu’ che per la pratica dell’imballo, interessa a Christo per i versi di Isidore Ducasse, conte di Lautremont, poeta di riferimento di una ristretta cerchia di Surrealisti, al quale, e’ dedicata l’opera:

Cantare la noia, il dolore, la tristezza, la morte, l’ombra, l’oscurita’, non significa volere a tutti i costi, guardar soltanto il perire e il rovescio delle cose.. Sempre a piagnucolare. Ecco perche’, ho completamente cambiato metodo, per creare casualmente la speranza, l’aspettativa, la felicita’, il dare..”

Per quanto riguarda Beyus, l’opera in questione: “Nell’infiltrazione omogenea per pianoforte a coda” del 1966, lo strumento simbolo della cultura europea, e’ ricoperto da uno strato di feltro dal duplice significato, da una parte ne evidenzia lo stato di riduzione al silenzio e dall’altra allude all’intrinseche potenzialita’  terapeutiche del materiale delle quali, si era giovato a suo tempo l’artista.

Anche Christo, pare suggerirci, che nonostante la crisi del linguaggio e della cultura, possiamo ancora relazionarci con il mondo e provare a proteggere, se non salvare il pianeta e l’imballo,  e’ il trampolino di lancio, non certo la chiusura dell’involucro, la pedana elastica per provare nuove traiettorie e non  l’assoluto arbitrio dell’atto di possesso o di violazione.

La bellezza non e’ piu’, come gia’ scriveva Paul Valery, anche Christo pensa che non abbiamo piu’ bisogno dell’esperienza della bellezza per proteggerci dall’abisso terribile dell’assoluto. E’ un invito invece a riprendere “il filo indistruttibile della poesia impersonale”, una nuova intensa estraneita’.

Quel tratto perturbante gia’ evidenziato da Freud, che nel quotidiano pare atterirci e affascinarci ad un tempo, qualcosa che “non trova dimora e riemerge sotto spoglie inattese di fronte ai nostri occhi”.

Come il quadrato di  Malevic e il readymade di  Duchamp, anche gli oggetti imballati , lo spazio e la materia impacchettati di Christo,  le passerelle imbottite che somigliano solo a se stesse, non mostrano il contenuto dell’evento ma sono l’evento stesso e hanno rinunciato anche’ all’eternita’.

brunaginammi fotografa

Bruna Ginammi fotografa

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