News
Io Sono Carla Pellegrini (dicembre 5, 2018 11:45 am)
Roberto Lepetit mostra “Fotomiraggi” (ottobre 22, 2018 11:13 am)
LE MOSTRE IN AGENDA Ottobre-Dicembre (ottobre 17, 2018 2:58 pm)
LE CICATRICI (ottobre 10, 2018 4:41 pm)

Le Aristosciarpe di Dianora Salviati

di Eleonora Attolico

           Guai a chiamarle pashmine… “Sono sciarpe e stole italiane. La parola pashmina si riferisce a un prodotto proveniente dall’India “corregge, con una certa verve,  Dianora Salviati incontrata in showroom, a Milano, durante la settimana della moda. Non è stato facile. La designer ha voluto aspettare la nuova collezione primavera-estate in un tira e molla durato quattro mesi. La sua è una storia di successo, una ricerca continua su combinazioni di colori e filati raffinati. Gran parte dei modelli sono tessuti a mano su antichi telai. Visti al collo di Mick Jagger, Oprah Winfrey, Brad Pitt e Angelina Jolie. E, se gli antenati contano qualcosa, è giusto ricordare che, nella storia dei Duchi Salviati, Jacopo tra il 1386 e il 1398, risulta immatricolato nell’Arte della Lana a Firenze. Dirigeva diverse botteghe prima di lasciare l’attività e dedicarsi alla politica. Ma i Salviati erano noti soprattutto come banchieri, imparentati (e spesso in lite) con i Medici. Diventarono, nel corso dei secoli, cardinali, filosofi, scienziati. Più recentemente sono conosciuti per essere stati i fondatori dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma.
Il logo delle sciarpe? Lo stemma di famiglia, un zigzag bianco e arancione, grafico e contemporaneo che, invece, risale al Dodicesimo secolo. In quanto alla sede del marchio si trova nella tenuta di famiglia, a Migliarino, vicino a Pisa.  Ma lasciamo da parte la storia e parliamo di moda.

Come descriverebbe le sue sciarpe?
Un prodotto di lusso. In questa collezione abbiamo utilizzato cashmere finissimo soprannominato piuma ma anche cashmere e seta oppure lino. Inoltre proponiamo capi realizzati con il bambù e l’eucalipto. Sono fibre naturali, i colori che usiamo eco-friendly, provengono da semi raccolti in campagna. Più in generale tutta la collezione è ecologica in linea con la direzione che sta prendendo la moda nel mondo.

Rispetto all’abbigliamento sembra più difficile trovare fonti di ispirazione. Come fa a rinnovarsi ad ogni stagione?
Cammino per la strada ma soprattutto mi aiutano i viaggi. Osservo i colori di alcuni luoghi come l’India da cui traggo spunti anche se è molto difficile riprodurre le stesse tinte che realizzano là. Vado anche in Africa, in particolare mi ha colpito l’Etiopia. Consulto libri, mi reco alle fiere di settore come Pitti Filati o Première Vision a Parigi. Faccio ricerca. Ha avuto successo la mia collezione vintage.

Ce la vuole raccontare?
Sono vecchi foulard carré in seta degli anni Sessanta e Settanta che abbiamo doppiato sul cashmere e dipinto a mano. Ogni sciarpa è un pezzo unico. Costano di più. Tra gli 800 e i 1.000 euro. Per il resto la forchetta di prezzi varia dai 260 ai 570 euro.

Che nuove proposte ci sono per la prossima stagione?
Oltre a stole e sciarpe, abbiamo realizzato caftani in bambù dipinti a mano da ragazze piuttosto giovani, hanno tra i venti e i venticinque anni. In generale la mia strategia è quella di puntare su un prodotto diverso e di qualità. I filati che utilizziamo provengono dalla Toscana, dalle aziende intorno a Lucca. E’ un’area che ha conservato gli antichi telai. Vale la pena farli funzionare perché, con la tessitura a mano, si possono ottenere risultati sorprendenti inserendo altri materiali come la pelle o la pelliccia. Sono combinazioni che, con le macchine industriali, non si possono realizzare.

Dove vendete di più? Lei è quasi più conosciuta all’estero…
Parecchio negli Stati Uniti ( Il New York Times e Town and Country le hanno dedicato vari servizi n.d.r.). Le mie sciarpe si trovano da Barneys e da Amaree’s un magnifico store di Newport Beach. Vendiamo sia in Europa che in Asia. A Londra, in Germania, Svizzera e in Italia in particolare a Capri, Palermo, Milano e Roma. A Parigi le trova al Bon Marché.  

Come va l’ecommerce?
Stiamo rifacendo il sito www.dianorasalviati.com.  Nel complesso incide dal 15 al 20 per cento ma penso che, con il nuovo web design e una strategia mirata, potremmo incrementare.

 

 


Lascia un commento