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L’ULTIMA SPIAGGIA

19 Dicembre 2016
1.016 Views
di Marta Dore
L'ultima spiaggia

L’ultima spiaggia

Presentato alla 69esima edizione del Festival di Cannes, la primavera scorsa, nella sezione proiezioni speciali fuori concorso, L’ultima spiaggia è un film davvero speciale. Così come speciale è la spiaggia che gli dà il titolo: è infatti l’ultima in Europa a separare gli uomini e le donne con un muro alto tre metri che arriva fino al mare.

In Europa, dicevamo, non in un Paese arabo. Il Pedocin è infatti lo stabilimento balneare comunale di Trieste, si trova subito dietro il porto turistico ed è frequentato da un’umanità varia e semplice: pensionati che giocano a carte, impiegate durante la pausa pranzo, mamme con bambini, adolescenti annoiati, educatori con i loro ragazzi, magari disabili, gruppi di amiche in età, che organizzano feste in allegria e in costume (non solo da bagno).

Per due ore, forse un po’ lunghe ma che passano via abbastanza in leggerezza, si ascoltano le conversazioni (rigorosamente in triestino, con sottotitoli in italiano!), le confidenze, le riflessioni, i giochi, le polemiche che nascono tra questi gruppi umani separati secondo un criterio di genere, uomini di qua, giocherelloni ma anche più litigiosi, e donne di là, inclini ad abbandonarsi ai ricordi, solidali, pronte sempre a farsi due risate e a cantare canzoni tradizionali. Per due ore si guardano corpi veri, non modellati dalla palestra né, tantomeno, dalla chirurgia estetica, segnati dal tempo, felicemente sovrappeso, serenamente naturali. E come sfondo il mare, presente nei colori, nelle grida dei gabbiani, nel profumo di salsedine che quasi sembra di sentirlo pure in sala.

L'ultima spiaggia

L’ultima spiaggia

Diretto a quattro mani dal greco trapiantato a Trieste Thanos Anastopoulos con l’italiano, triestino doc, Davide Del Degan, il docufilm rappresenta il Pedocin e chi lo frequenta lungo un anno intero: lo si vede semi deserto in inverno, quando pochi pensionati vanno a dare da mangiare ai gatti, e affollato in estate, dove due bagnini slavi e palestrati, gli unici corpi modellati che si vedono sullo schermo, sorvegliano sia la sicurezza dei bagnanti sia la separazione prevista dal muro (anche se poi via mare, ogni tanto, si fanno delle scorribande nella parte proibita al proprio sesso).

Il film propone anche, sotto traccia, il tema del confine, del muro, della divisione, tema quanto mai forte in una realtà come quella triestina, da sempre terra di confine, dove le migrazioni sono una tradizione millenaria e gli opposti nazionalismi coesistono ancora, più o meno pacificamente. Oltre a farci entrare in un mondo semplice e comune, che non è mai sotto i riflettori, il film pone domande sull’identità, sull’accoglienza, sul senso di appartenenza – a genere, patria, religione – quanto mai urgenti e attuali. Una riflessione leggera, tragicomica, che sarebbe un peccato perdere.

L'ultima spiaggia

L’ultima spiaggia

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