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Il tempio della velocità massimiliano la pegna

Intervista a Massimiliano La Pegna, produttore di “Il tempio della Velocità”

di Francesca Bianchessi

C’è una strada che va più veloce delle altre in Italia e va veloce da cent’anni. Per il primo centenario dell’Autodromo di Monza, in prima serata RAI (e su Raiplay) potrete vedere il film documentarioIl tempio della velocità” un documentario ad esso dedicato.

Non solo documentario, ma una vera e propria testimonianza di ciò che è stata l’Italia in questo secolo.
Perché sì, per l’autodromo sono passate innovazioni tecnologiche, stili e mode, ed anche veri e propri eroi della velocità. Purtroppo non possiamo ascoltare l’asfalto e gli spalti non ci possono raccontare, però nel documentario, sentirete comunque voci appassionate che permettono a noi spettatori di capire cosa fu, e cosa è ancora, “Monza”.
Il tutto narrato da Francesco Pannofino che, con la sua inconfondibile voce, ci accompagna tra le testimonianze e ci racconta questo secolo di storia.

Francesco Pannofino Autodromo

Il documentario ha un bel taglio e una bella fotografia ed è diretto proprio a chi di corse non ci capisce nulla e a tutti coloro i quali vogliano colmare qualche lacuna sulla storia recente italiana.
Non mi dilungo oltre perché, oltre alle testimonianze che potete vedere nel documentario, ve ne portiamo due qui di seguito!

Grazie a Ni.Co. Ufficio Stampa, abbiamo intervistato il produttore Massimiliano La Pegna di Moviheart che assieme a RAI documentari ha coprodotto il film ed il regista Tommaso Cennamo (qui l’intervista).
Gli abbiamo chiesto di dirci di più su di loro e del film:

Autodromo Monza

Credits: Ni.Co. Ufficio Stampa

Rispetto ad altre figure del cinema, il produttore rimane una figura meno conosciuta, quasi più misteriosa. Ci puoi parlare di come si svolge il tuo lavoro? E com’è approdato alla produzione?

Beh, si parte innanzitutto dall’idea, con l’occasione del centenario si voleva raccontare un po’ la storia dell’Autodromo, che poi non è solo la storia dell’Autodromo ma s’intreccia con tutta la storia d’Italia. Dopodiché si passa al raccogliere materiali e testimonianze, parte del mio lavoro è anche sistemare le questioni legate al diritto d’autore per l’utilizzo di filmati e immagini. Poi si fa una selezione e si mette insieme tutto il materiale.

Per quanto riguarda il mio approccio alla produzione ho iniziato con mio padre, che era  produttore a sua volta, ai tempi si viaggiava parecchio per le produzioni anche all’estero. Adesso molto meno… Io però sto spesso sul set, mi vedo come un produttore e come un artigiano, anche perché la mia è una delle poche case di produzioni indipendenti, di medie/piccole dimensioni.

Per girare questo documentario ci siamo spostati parecchio: Monza, Montecarlo, Arese… Avevamo una troupe di 15 persone, tutte giovanissime, che si doveva spostare nei luoghi dove girare e bisognava incrociare i tempi con le persone che hanno portato le loro testimonianze. 

Il tempio della velocità massimiliano la pegna

Credits: Ni.Co. Ufficio Stampa

A proposito di storia d’Italia, che hai citato, non è la tua prima produzione che racconta un pezzo d’Italia. Citiamo “Enrico Piaggio – Un sogno italiano” (QUI la recensione di Noemi Stucchi per Not Only Magazine n.d.r.) e “Luisa Spagnoli” c’è dietro una passione personale? O senti che c’è un’esigenza di raccontare l’Italia in maniera diversa?

Entrambe. Io stesso non conoscevo la storia dell’Autodromo prima di iniziare le ricerche per il film, sono storie che non si conoscono, se non si è appassionati di quell’ambito specifico. Così anche la miniserie “Luisa Spagnoli”, quando ho letto la sua storia mi son detto “Questa è già una sceneggiatura!”, era una donna creativa e ha inventato tantissime cose. Ecco, mi piace portare degli esempi, delle sorte di eroi, come d’altronde erano i piloti all’autodromo. Sono tutte storie che possono insegnare molto.

Come anche la storia di Manuel Bortuzzo che abbiamo raccontato in “Rinascere” (2022, per la regia di Umberto Marino, qui la recensione per Not Only Magazine). La storia di un ragazzo che ha subito un attentato per uno scambio di persona, e nonostante da allora non possa più camminare, ha continuato ad allenarsi nel nuoto per partecipare alle paraolimpiadi.
Tutte storie che le persone spesso non conoscono o non ricordano.

 

Prima hai parlato della raccolta di documentazione, dev’essere stato un duro lavoro, non solo raccogliere il materiale, ma anche poi scegliere cosa tenere e cosa no…

Eh sì, questa però è una domanda che devi fare a Tommaso (Cennamo) il regista! Io posso dire che un grosso contributo, oltre la scrittura di Cennamo e Umberto Marino, è stato l’apporto di Pino Allievi, giornalista e scrittore. Lui (Allievi) ci ha aiutato a dare un ordine a quella montagna di documenti che avevamo raccolto, dall’Istituto Luce, dalle Teche RAI, dalla Formula 1… 

 

Ah sì è in programma anche per lui questa domanda! Però si sente che sono gli appassionati a portare la loro testimonianza…

Sì, son stati tutti molto disponibili e non era facile perché alla fine dovevamo parlare dell’autodromo, non della singola persona che, come tante di quelle citate e viste nel documentario, meriterebbero film a sé stanti.

 

Tornando al tuo lavoro più in generale, c’è qualche tua produzione che ti è rimasta più impressa?

Più impressa no, alla fine, sono tutte come dei bambini! Ricordo con affetto “Cin-cin” (1991, regia di Gene Saks) è stato il mio primo film da produttore, insieme a mio padre… Là c’erano Mastroianni, si girava in Francia, molte delle persone parlavano inglese insomma… Poi con “Luisa Spagnoli”, che è stata tra i miei maggiori successi di pubblico, era bello girare per Roma e sentire la barista che diceva al marito: “Tu, non hai capito! La partita la vai a vedere da un’altra parte, perché io devo vedere Luisa Spagnoli” e altre voci simili. Però non ce n’è uno più bello.

 

Alla fine della nostra chiacchierata, vuoi dirci un aneddoto dal set? Una chicca, insomma…

É  stato un bel lavoro di squadra. Una cosa molto bella, è stata riportare l’Eldorado (La prima macchina, targata Maserati, che porta gli sponsor nella competizione) all’Autodromo, quello è stato proprio bello

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