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Non solo canzonette – Episodio 13

19 ottobre 2018
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di Danilo Longano

L’asfalto scorre veloce, mentre l’ultimo pallido raggio di sole ottobrino fa capolino in mezzo agli alberi.

L’autunno è in ritardo, temo dovremo abituarcene. I rami custodiscono ancora gelosi le foglie verdi. La brezza che  mi raggiunge dal finestrino dell’auto è piacevole. Porta con sé un fremito, un lamento, una storia che ancora non è.

Penso alle parole mai dette, la pace mai fatta, le corde vecchie di una chitarra in soffitta.

Una voce chiama da lontano, chiusa in una stanza da letto una ragazza che suona e canta.
“What can you say to remind me?”

Tutto si allinea perfettamente, e la musica e i miei pensieri si avviluppano in una melliflua sensazione di attesa perpetua.

Adrienne Lenker, giovane americana votata al songwriting. Conosciuta per l’ottimo lavoro svolto con la sua band, i Big Thief.

Il 5 di ottobre 2018 pubblica abysskiss, disco acustico e trascendentale. Adrienne offre all’ascoltatore una performance esecutiva e vocale non indifferente. La musica si unisce alle liriche scarne, in un intreccio di poesia. Preziose, sono le evoluzioni melodiche compiute dalla sua voce sottile.

E’ amore al primo ascolto, dischi come questo sono fonte di ispirazione, ci parlano e ci permettono di viaggiare. Adrienne ha composto e suonato anche tutte le parti di chitarra, talvolta come onda del mare, altre volte come fredde e taglienti folate di vento, cullano la sua voce.

Pochi altri suoni e strumenti per un disco davvero minimale. Tutto concentrato sulla performance e su quello che conta. Le canzoni, la musica, le emozioni.

La voce di Adrienne inganna, come fosse un’incantatrice. Ascoltandola è facile riuscire a materializzare le immagini descritte con le sue parole. E’ impossibile non farsi trascinare dall’atmosfera sognante, degna di un film d’autore.

La title track, abyss kiss, mi avvolge come un carillon e comincio a sognare ad occhi aperti. Non sono davvero neanche sicuro di capire il senso delle parole e questa volta voglio davvero lasciare all’ascoltatore l’approfondimento. Il titolo introduce già abbastanza bene la tematica, dell’essere sull’orlo di un abisso che si apre su tematiche vaste tanto quante le possibili interpretazioni.

L’album apre con Terminal Paradise, un vero e proprio inno al ciclo della vita e della morte. La ciclicità è elemento pulsante anche dell’arrangiamento e dell’armonia. E’ la giusta introduzione a From, brano fortemente espressivo e decisamente contrastante. Gli accordi minori e maggiori si fondono con la voce per creare dei pattern sonori davvero stupefacenti.

La cantante riesce a utilizzare benissimo ogni sfumatura della propria voce, forzando a volte la pronuncia, a giovamento della melodia.

Atmosfere delicate, passaggi acidi e freddi, armonie di contrasto. Il disco evolve piacevolmente senza stancarmi, nonostante la sensazione di monotonia provocata dagli arrangiamenti davvero ridotti all’osso, qualità per me insostituibile. Permette all’autore di concentrarsi nella scrittura e nella performance, per regalare agli ascoltatori canzoni vere e reali testimonianze artistiche.

Ora sta a voi fermarvi, ascoltare e godere, provare a comprendere. Quando la musica ci parla in questo modo, diventa la colonna sonora della nostra vita, del nostro quotidiano.

And the rest, as they say, is silence…

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